lunedì 10 giugno 2019

Voce Misteriosa





Si asciuga la fronte ed esce dall'area pesi per andare verso le docce. Incontra lo sguardo sorridente di un ragazzo biondo, che sta scendendo da un tapis roulan. Enrico fa un cenno di saluto e recupera il suo libro dal quadro di comando.
Riccardo non risponde al cenno, ma continua a fissarlo. Sembra che anche Enrico si stia dirigendo verso gli spogliatoi.
«Ehi, frocione!» urla nel corridoio che porta alle docce. Il biondo si gira d'istinto, con aria interrogativa. «Sì, sì. Tu.» dice Riccardo. «Aspettami, ti devo dire una cosa.»
Enrico gli sorride, incurante dell'appellativo con cui gli si è rivolto. «Tu sei quello che va sempre nella sala pesi, giusto?» chiede conferma.
«Già, sono io.» Riccardo gli si avvicina. Entrambi continuano il loro tragitto. «Ho visto che sul tapis roulan stavi leggendo un libro.» Gli indica il volume che ha in mano.

Enrico solleva il libro per mostrarglielo. «Oh, sì. Niente di che, in realtà. Mi piace leggere, tutto qui.»
«Sei l'uomo adatto a me!» esclama Riccardo, notando l'improvviso imbarazzo del biondo. «Mi serve un consiglio. Dopo devo andare a un incontro di lettura e non so cosa portare.»
Il rossore di Enrico si spegne un po'. «Se posso aiutarti.» dice. «Cosa avevi in mente?»
I due raggiungono l'ingresso agli spogliatoi. Riccardo si ferma tra Enrico e la porta. «Pensavo una cosa sulla famiglia ideale, hai presente?» risponde. «Quella composta da una madre, un padre e un figlio?» Diventa malizioso. «Conosci qualche autore che ha scritto sull'argomento?»
Il viso di Enrico muta. Per un attimo, Riccardo riesce a vederci l'indignazione. «Be', sì.» risponde, tornando sorridente. «Mi viene in mente qualche pagina di uno o due romanzi. Ma non sono molto d'accordo.» Con un cenno indica la porta degli spogliatoi. «Credo di averli in borsa, sull'e-reader. Entriamo, così ti do i titoli.» dice, intento a entrare.
Riccardo gli fa aprire la porta di poco. Mostra poi a Enrico una fronte aggrottata, denti stretti e occhi fulminanti. «Non credo proprio.» dice infine, arrestando con una mano l'apertura della porta.
Enrico sembra sorpreso. La sua mano è ancora sulla maniglia. «Cosa?»
Riccardo sbatte la porta, chiudendola con un forte boato. «Hai sentito benissimo. Tu qui dentro non entri, checca!»
La mano di Enrico scivola via dalla maniglia. Sembra che gli faccia male. «Ma pensavo...»
«Nessun frocio può vedere il mio strumento di perforazione.» Spinge Enrico, che batte la schiena contro il muro opposto, per poi cadere. Riccardo apre poi la porta ed entra nello spogliatoio.

*

«Cos'è tutto questo?» chiedo. «Dove mi trovo?» Domanda stupida. Basta aprire gli occhi per sapere il dove. Ma voglio tenerli ancora un po' chiusi, sono curiosa. Non credo di comprendere e non cercherò di comprendere. Solo il Grande Spirito sa quando sarà tempo di capire.
Sorrido, mentre ascolto le ultime voci che ho in testa. Mi piace questo stato confusionale, mentre rifletto. Ma è ora di alzarsi, anche se non mi sono ripresa del tutto.
Sento qualcuno. «Howahkan!»
Non comprendo il mio nome. No, non so cosa voglia dire, non ancora. Apro gli occhi quando i suoni in testa ancora non sono spariti. Vedo l'interno della mia tenda e lentamente il Grande Spirito mi da le mie conoscenze, che si mescolano a quelle nuove della notte.
«Howahkan! Sono Mahpìya Lùta.» sento fuori dalla tenda. «Se è un momento inopportuno, torno quando sarai pronta.»
Riconosco la voce e riesco a comprendere tutto, ma non i nomi. Forse il Grande Spirito vuole farmi concentrare sui nomi. Mi alzo a sedere. «No, ora va benissimo.» affermo. «Ripetimi il tuo nome, per favore, e anche il mio.»
«Sono il capo pacifico, in passato della guerra, il portavoce della tribù Oglala Lakota.»
Oglala. Coloro che stanno in mezzo. Omaglala. Coloro che si disperdono. D'accordo, ora capisco i nomi.
«E tu sei una delle nostre tre winkte, l'unica non ancora sposata, nonché il nostro sciamano.» continua l'uomo. «Sono Nuvola Rossa. Tu sei Voce Misteriosa.»
Bene. Faccio l'ultima prova. «Grazie. Che il Grande Spirito sia con te.» dico. «Ripetimi per favore la prima frase che hai detto.»
Il portavoce della tribù accetta la mia richiesta. «Voce Misteriosa. Sono Nuvola Rossa. Se è un momento inopportuno, torno quando sarai pronta.»
Ottimo. Apro la tenda e vedo Nuvola Rossa in viso, con la sua penna remigante d'aquila da un colpo.
«Ben alzata, Voce Misteriosa.» dice in un sorriso. «Vedo che il Grande Spirito ti ha parlato ancora.»
«Devo ancora riflettere su cosa mi ha detto.» confermo, uscendo dalla tenda. «Se per la nostra tribù va bene, credo che questa sera dovremmo raccontare delle storie.»
Nuvola Rossa annuisce. «Sentirò gli altri.» dice. «Quali tradizioni vorresti ricordare agli altri?»
Mi stiracchio un po'. «No, non le nostre storie tramandate.» dico. «Ma una storia inventata.»
Nuvola Rossa sorride di nuovo. «Voce Misteriosa, noi non inventiamo storie.»
«Lo so.» gli confermo. «Forse oggi arriverà qualcuno che ce la racconterà.»
«Allora credo che sia già arrivato.» dice.
Lo fermo prima che vada avanti. «Aspetta un attimo, Nuvola Rossa. Devi scusarmi, ma il mio pene si sta gonfiando.»
Il portavoce scoppia in una risata. «Vai, allora, Voce Misteriosa, e dai alla nostra Terra quello che a te non serve. Io ti aspetterò qui, se vuoi.»
Mi allontano da lui per fare i bisogni del mattino.
«Allora, per cosa mi hai chiamato?» chiedo, quando torno davanti alla mia tenda.
«Credo che sia lo stesso motivo per cui il Grande Spirito ti ha parlato.» risponde, facendo un ceno con la testa all'altra estremità del nostro campo. «È arrivato un uomo bianco, dice di chiamarsi Richard Almann, ma che lo possiamo chiamare Richard.»
«Abbiamo fatto pace coi bianchi.» ricordo.
«Esatto. Questo sa parlare discretamente la nostra lingua e dice di volerci conoscere e studiare. Vuole fare parte della tribù, ha detto.»
«I bianchi hanno strane idee in testa.»
«Sto cercando di riunire un consiglio per stabilire se questo è uno di quei bianchi. È la volontà di tutta la tribù capire.» afferma Nuvola Rossa. «Per ora ho chiamato i cinque anziani e te. Vorrei poi chiamare anche le altre due winkte.»
«In pratica tutto il consiglio, con l'aggiunta di noi winkte.» preciso.
Annuisce. «Il popolo ha voluto aggiungervi, dopo tutti i conflitti che abbiamo avuti coi bianchi. E credo che questa scelta sia giusta e che il Grande Spirito che ti ha parlato sia un buon segno.»
«D'accordo.» accetto. «Sarò con voi nel consiglio e parleremo, con Richard, il nuovo uomo bianco.»
«Grazie per il tuo servizio alla nostra tribù.» Mi mette le mani sulle spalle e mi bacia le guance. «Ci riuniamo fuori, affinché la tribù veda, quando il Sole sarà a metà della sua strada.» Indietreggia e mi saluta. «Il Grande Spirito sia con te. Ora vado a fare richiesta alle altre due winkte.»
«Che sia anche con te, Nuvola Rossa.»
Entro di nuovo nella tenda per riflettere. Devo concentrarmi sui nomi? Era questo che mi voleva dire il Grande Spirito?
Howahkan. Nella lingua dell'uomo bianco si dice Voce misteriosa.
Richard. Cosa significa invece Richard?

*

La stampa sta intervistando una delle sentinelle vicino a Riccardo, che non vede l'ora di dire la sua.
«Perché siete qui, davanti alla Biblioteca Comunale della città?» sente chiedere all'intervistatore.
La sentinella è una donna bionda, con grossi cerchi dorati come orecchini. «Siamo qui solo per far vedere la nostra presenza, in maniera del tutto pacifica.»
Riccardo inizia ad andare avanti e indietro, vicino alla telecamera della stampa. “Intervista me.” pensa. “Non questi pacifisti del cazzo.”
«Ma già il nome sentinelle, non individua in voi dei soldati che difendono qualcosa?» rilancia l'intervistatore.
Riccardo vede come la donna bionda entra in confusione per qualche attimo. «Noi difendiamo la famiglia cristiana. La classica famiglia italiana, composta da un padre e una madre e un figlio.»
«Quindi rifiutate il matrimonio tra due persone dello stesso sesso.»
Altra confusione sul viso della donna.
Sì, cazzo, sì. Io lo rifiuto. Noi tutti lo rifiutiamo.”
«Non siamo qui contro una legge che ostacola la nostra libertà di opinione.» risponde invece la donna, in maniera più diplomatica. «Non voglio essere arrestata perché dico a mio figlio cos'è una famiglia anormale.»
«Per lei quindi, una famiglia padre-padre-figlio non è normale.» conclude l'uomo della stampa. «Come definirebbe questo tipo di famiglia?»
Riccardo continua a passeggiare avanti e indietro. «Malata.» grida, tanto da essere sentito dal microfono. La donna bionda sembra quasi influenzata dalla voce di Riccardo. «Sì, forse malata è il termine giusto.»

*

Penso ancora alle voci e alle immagini con cui il Grande Spirito si è rivolto a me, mentre mi avvicino all'uomo bianco.
L'intero consiglio sta in prima fila, con la tribù dietro e intorno, mentre Richard è a qualche metro da tutti gli altri. Siede in ginocchio con le mani poggiate sulle cosce, in attesa, senza dire una parola.
Arrivo in prima fila, mi siedo e osservo il viso dell'uomo bianco. I suoi tratti mi ricordano qualcuno. Forse l'ho visto nei sogni, forse assomiglia ad altri uomini bianchi che ho visto. Capelli neri, mascella squadrata e occhi ben aperti. Non sembra avere paura, almeno il suo volto non ne trasmette. Pare invece che stia analizzando tutto ciò che vede, forse per curiosità e brama di sapere, forse per altro. Ma devo considerare anche il segno del Grande Spirito: l'incontro di letture, anche se devo capire cosa siano.
«Bene.» afferma Nuvola Rossa. «Ora tutto il consiglio è riunito e tutta la tribù può vedere e sentire.» Si rivolge poi all'uomo bianco. «Ripeti a tutti il motivo per cui sei qui, Richard.»
Richard sorride. «Vorrei conoscere meglio il vostro popolo e le vostre usanze.» risponde. La sua voce è quasi colorata, piena di entusiasmo. «Per questo sono qui. Voglio imparare i vostri modi e i vostri rapporti, in modo da poter poi diffondere la vostra cultura attraverso i miei mezzi.»
Uno degli anziani bisbiglia qualcosa nell'orecchio di Nuvola Rossa e questo annuisce. «Cane Che Non Abbaia vuole sapere quali sono i tuoi mezzi. Come intendi diffondere la nostra cultura e perché?»
Lo osservo intensamente in questa fase, ma Richard non si scompone. Continua a sorridere, mentre risponde. «Io scrivo quelli che da noi chiamiamo romanzi. Sono dei testi, dei libri che poi vengono venduti in molti stati. Chi legge può apprendere nuove conoscenze. Vorrei scrivere una storia su di voi.»
«Conosciamo i vostri libri.» afferma Nuvola Rossa.
A questo punto sono io che mi avvicino a Nuvola Rossa per bisbigliarli nell'orecchio. «Chiedili se le storie che lui tramanda sono vere o inventate, per favore. Raccontagli che ho parlato con il Grande Spirito.»
Nuvola Rossa annuisce di nuovo e aspetta che io prenda di nuovo il mio posto. «Sai cos'è uno sciamano, Richard?» chiede infine.
Ancora sorridente, si limita ad annuire.
«Una winkte, invece?»
Si fa un po' più serio. «No, mi dispiace. Ma vorrei saperlo.»
«Quando sarà il momento.» ribatte Nuvola Rossa. «Per ora ti basta sapere che il nostro sciamano è una winkte. Lei ha importanti dialoghi con il Grande Spirito e proprio la notte scorsa gli ha parlato nel sogno.»
Richard annuisce di nuovo, questa volta fissandomi.
«Voce Misteriosa mi ha raccontato cosa ha visto e molte cose per noi sono incomprensibili, mentre tu potresti comprenderle. Lei chiede se le storie che tu scrivi sono inventate o se sono storie veramente avvenute.»
Leggo sul volto dell'uomo bianco uno stato di confusione. Forse si sta chiedendo cosa c'entrino le sue storie con il Grande Spirito. Del resto, lui non conosce il mio sogno.
«Le mie storie sono inventate.» risponde. «Ma si basano sulla realtà e la società dalla quale vengo.» Mi sta ancora guardando. E più mi osserva, più la sua curiosità cresce in lui. Ricambio lo sguardo.
Dopo quella che sembra essere una breve riflessione, Nuvola Rossa parla di nuovo. «Quindi le tue storie non sono mai accadute, ma potrebbero accadere.»
Richard si fa sfuggire una breve risata. «Esattamente, anche se è difficile che accada tutto quello che ho scritto.»
«Bene.» afferma Nuvola Rossa. «Abbiamo stabilito da prima di tenerti come nostro ospite, se questa sera ci racconterai una delle tue storie. In seguito, stabiliremmo se potrai essere un oglala, con un nome sioux. Tu sei d'accordo, Richard?»
«Sì e vi ringrazio.» risponde. «Racconterò per voi una storia ogni volta che vorrete.»
«Allora benvenuto nella nostra tribù.»
Prima che il consiglio si sciolga, mi alzo di nuovo per bisbigliare qualcos'altro a Nuvola Rossa. Come sempre, questo annuisce.
«Voce Misteriosa ti chiede di sciogliere la lingua.» dice poi a Richard. «Cosa vuoi domandarle?»
L'uomo bianco è visibilmente sorpreso della mia richiesta. «Mi dispiace se sono stato inopportuno.»
«Non lo sei stato.» chiarisce Nuvola Rossa.
«Bene. Vorrei solo fare una domanda di curiosità, ma che forse potrebbe offendere Voce Misteriosa. Non conosco le vostre usanze, quindi non so se porre o meno la domanda.»
Cerco lo sguardo di Nuvola Rossa e del resto del consiglio. Tutti annuisco e quindi posso parlare.
«Chiedi pure, Richard. Se sarà offensiva, saprò che non lo sarà volutamente.»
Richard mi osserva e sembra ancora più confuso quando sente la mia voce. Non riesco a capire cosa si aspettasse. «Chiedo perdono nel caso fosse offensiva.» dice. «La domanda è questa. Voce Misteriosa è maschio o femmina?»
Alcuni della tribù iniziano a ridere della stupidità del bianco. Vedo altri del popolo che invece hanno paura per la mia reazione, ma Richard vuole solo capire e ha anticipato che la domanda potrebbe essere offensiva.
È Nuvola Rossa a rispondere. «Voce Misteriosa, insieme ad altri due membri di questo consiglio, è una winkte. Lei non è né maschio, né femmina e nello stesso tempo sono tutte e due le cose insieme. Comprendi?»
«Non proprio, Nuvola Rossa.» risponde Richard. «Scusate se insisto. Forse la mia domanda corretta era un altra. Ha genitali maschili o femminili?»
Questa volta scoppio a ridere, insieme al resto del consiglio.
«Voi bianchi stabilite se qualcuno è maschio o femmina solo in base ai genitali.» dice il portavoce, dopo essersi calmato. «Ricordo molti bianchi che non comprendevano il nostro punto di vista.» Si schiarisce poi la voce. «Ascolta bene ora, Richard, perché te lo spiegherò e questo farà parte di una delle cose che tu imparerai sul nostro modo di vivere.»
Richard annuisce. «Ascolterò e cercherò di comprendere.»
«Voce Misteriosa ha genitali maschili, ma ci è nata. Questo non vuol dire che sia un maschio, Richard. Lei ha il privilegio di scegliere se fare una vita da donna o una vita da uomo. Le altre due winkte della nostra tribù sono entrambe sposate, una con un uomo e l'altra con una donna. Voce Misteriosa, essendo sia maschio sia femmina, può vedere il mondo da tutti e due punti di vista. È molto rispettata tra noi e spesso io stesso chiedo a lei consiglio. Lei, e le altre winkte ovviamente, è quello che eravamo tutti noi prima che il Grande Spirito stabilisse il nostro genere, maschile o femminile.»
«Né maschio e né femmina ed entrambi allo stesso tempo.» ripete Richard. «Cercherò di comprendere. Grazie per la spiegazione, Nuvola Rossa. Ho portato con me oggetti dal mio mondo.» aggiunge. «Non per influenzare la vostra cultura, ma solo perché altri mi hanno detto che alcuni di voi possono essere molto curiosi. Se apprezzate il gesto, sarei contento di condividere queste cose con voi.»
«Ottimo.» esclama Nuvola Rossa, alzandosi. «Il consiglio è sciolto. Fai vedere questi oggetti.»

*

Riccardo torna a casa sbattendo il libro contro il primo muro. Il padre non c'è. Come al solito, avrà da fare con i suoi compaesani americani. La madre, dai rumori dei piatti, sta in cucina.
«Riccardo, sei tu?» grida.
«Sì, tranquilla.» risponde, raccogliendo di nuovo il libro che ha fatto finta di leggere durante l'incontro con le sentinelle. Il pensiero lo riporta a quel maledetto intervistatore che non ha voluto concedergli la parola per esprimere tutta la sua rabbia. Lancia di nuovo il libro, che va a finire contro il mobile del soggiorno.
«Riccardo!» esclama la madre, raggiungendolo. «Ma cosa diavolo stai facendo?» Vede il libro e si accinge a raccoglierlo. «Uh!» cambia poi tono, quando vede la copertina del volume. «Hai ancora questo libro. Da piccolo te ne leggevo sempre qualche pagina. Lo sai chi l'ha scritto?»
Riccardo si affloscia sbuffando sul divano. «No, ho preso il primo che mi è capitato nella libreria di papà.» dice. Dopo qualche istante a cercare il telecomando, accende la tv.
La madre lo raggiunge sul divano. «Ah, allora è tuo padre che l'ha tenuto. A cosa ti serviva?»
Riccardo cambia tre o quattro canali prima di rispondere. «Non a molto. Ho fatto solo finta di leggere a un incontro di letture.»
Sul viso della madre appare l'incomprensione. «Come hai fatto a far finta di leggere, senza che gli altri non se ne accorgano? Non ti hanno sentito?»
«Ma no.» risponde. «Era una lettura in silenzio. In pochi hanno veramente letto.»
I dubbi di prima scompaiono e il volto della madre si fa più duro. «Sei stato a fare la sentinella?» Nonostante il tono interrogativo, quella non sembra affatto una domanda, ma un rimprovero. «Riccardo, da quando hai capito cos'è il sesso, tu sei sempre stato omofobo. Colpa di tutti i tuoi amici.»
Riccardo sbuffa per la seconda volta. «Mica sono omofobo.»
«Hai appena manifestato contro i diritti di tutti i gay.» dice la madre, anche se con un tono più morbido. «Come la chiami questa, se non omofobia?»
«Omofobia vuol dire avere paura degli omosessuali.» spiega Riccardo. «E io non ho paura di loro. Solo, non mi piacciono.»
La madre scoppia in una grande risata e gli lancia il libro tra le braccia. «Tieni. Leggi questo, e leggilo veramente.» dice. «L'ha scritto il tuo bisnonno, quando non sognava ancora di avere dei figli e nemmeno immaginava che uno di questi si sarebbe trasferito in Italia. Il tuo nome lo prendi da lui.»
Riccardo smette di stressare la tv col telecomando, prende il libro e osserva la copertina. «Questo non me lo hai mai detto.» dice.
La madre si alza e si dirige di nuovo verso la cucina. «Tuo padre ti avrebbe raccontato tutto prima o poi. Voleva farti un lungo discorso sulle sue origini. Sto ancora aspettando quel momento.»
La copertina del libro non porta alcun titolo o autore. Solo un disegno a schizzo di una piuma che sembra in eterna caduta. Aprendo, Riccardo riconosce altri schizzi già visti da bambino. Solo molte pagine più in avanti trova il titolo dell'opera e il nome dell'autore. Voce Misteriosa di Richard Almann.
Se non fosse per il nome italianizzato, suo bisnonno si chiamava proprio come lui. Riccardo Almann.

*

Osservo Colui Che Narra mentre balla insieme agli altri, a pochi passi dal fuoco. Sembra felice, nonostante non indossi più gli indumenti a cui all'inizio sembrava tenerci tanto. Non ha ancora nessun colpo addosso e agli occhi di molti non ha grande valore, ma credo che quasi tutti lo rispettino come uno di noi. Ha imparato molto su di noi da quando è qui – lui dice che sono otto mesi, ma solo nei sogni comprendo cosa significhi – e solo dopo tutto questo tempo, il Grande Spirito mi ha parlato di lui ancora una volta.
Mi allontano dal fuoco e chiedo a Nuvola Rossa di raggiungermi. Ci sediamo molti passi più distanti.
«Il Grande Spirito mi ha parlato di Richard, l'ultima notte, dopo che sono stata con lui.» dico, senza giri di parole.
Nuvola Rossa sorride. «Voce Misteriosa, non sapevo fossi attratta da Colui Che Narra.»
«È un buon amante.» ammetto. «Ma non so come se la caverebbe con i genitali femminili. So che molte delle nostre donne sono attratte da lui.»
«Vero.» conferma lui. «Molte sarebbero disposte a sposarlo, se fosse uno di noi.»
«Proprio per questo ti voglio parlare ora. Domani tu e gli anziani dovete sentire il popolo e poi decidere se può fare la Danza del Sole.»
Nuvola Rossa annuisce. «Non so se sia pronto, ma quasi tutta la tribù è a favore della sua Danza del Sole. Se entro domani il popolo non cambia idea, allora sarà comunque dei nostri.»
«Bene.» Sospiro. «Ottimo.»
«Cosa ti ha detto il Grande Spirito?»
Ci rifletto un secondo. «Credo che mi abbia rivelato parte del futuro. Ho visto il libro che Colui Che Narra scriverà su di noi. C'erano i disegni della nostra tribù e si chiamava come me. Era firmato con il nome con cui l'abbiamo conosciuto.»
Anche Nuvola Rossa sembra riflettere. «Ed è un buon libro?»
«Buono, sì. Ho visto uno dei suoi discendenti, in un'altra epoca e un'altra Terra. Un'epoca marcia, a mio avviso. C'era odio in molta gente verso gli uomini che amano altri uomini, o donne che amano altre donne. Lo studio della nostra cultura potrebbe forse mettere in pace molte anime arrabbiate.»
«Il Grande Spirito vuole una buona cosa.» afferma Nuvola Rossa.
«C'è dell'altro.» dico. «Dopo essere stata con lui, ho sentito avvicinarmi al Grande Spirito, prima di parlarmi in sogno.»
Il portavoce fa una faccia perplessa. «Cosa intendi dire, Voce Misteriosa? Ci stai per lasciare?»
Annuisco. «Credo di sì. Per questo è importante che il messaggio del Grande Spirito arrivi al popolo, domani, quando deciderà il destino di Colui Che Narra.»
«Ma perché?» chiede Nuvola Rossa. C'è un grande dispiacere in lui, lo sento.
Lo guardo sorridente e infine sorride anche lui.
«Non comprenderei, vero?»
«No.» Lo abbraccio, lo tengo per le spalle e lo bacio sulle guance. «Domani sarà il mio ultimo giorno qui, ma tu avrai da fare, perciò ti saluto adesso.»
Nuvola Rossa sospira. «Addio, Voce Misteriosa. Grazie per il tuo contributo verso il popolo.»
«Addio, Nuvola Rossa. E continua a servire il popolo.»
Mi alzo e mi dirigo verso la mia tenda.

*

Riccardo chiude il libro, dopo aver letto l'ultima pagina e scende dal tapis roulan. Non sa se le sue idee sono cambiate, eppure... “Credo di sentirmi in colpa.” ammette, vedendo tutti gli altri tapis roulan vuoti. Non ha più visto Enrico in quella palestra, da quando si è scontrato con lui.
Fa la doccia ed esce dalla palestra. Sta per entrare in macchina, quando dall'altra parte della strada vede proprio il biondo a cui stava pensando. Lo osserva per un secondo, mentre si sta guardando intorno con affare nervoso. Ogni tanto controlla l'orologio al polso.
Non ci scommetterebbe, ma Riccardo crede di sapere cosa sta aspettando Enrico. Sta aspettando che lui esca dalla palestra, per poterci entrare.
Decide di chiamarlo. «Ehi, Enrico!»
Il ragazzo cerca la sua voce e appena lo vede, scappa a gambe levate.
«No.» urla Riccardo. «Aspetta. Non voglio...» Lascia la frase in sospeso e si precipita a inseguirlo. «Enrico.» urla. Attraversa la strada di corsa.
A grande velocità, una macchina interrompe il suo tragitto. Riccardo cade e struscia sull'asfalto per metri. L'ultima immagine che ha in testa è quella di Enrico e del libro che voleva regalargli.

*

Tutto il popolo ha da fare. Uno a uno aspetta la visita del portavoce per dire la sua su Colui Che Narra. So che non passerà da me, perciò mi preparo al mio addio.
In un lato della tenda ho alcuni degli oggetti di Richard. Prendo quello che lui chiama specchio e apro la tenda, per potermi vedere dentro. Lo osservo intensamente e fisso uno a uno tutti i miei tratti del viso.
L'immagine davanti a me mi piace, sono bella. Sorrido e dico addio al mio corpo.
Lo specchio si trasforma lentamente. Spariscono i gioielli ai lobi e al collo, spariscono i miei capelli lunghi. I piccoli dipinti sulla faccia si dissolvono e lo sfondo dietro della mia tenda si trasforma in pareti bianche.
«Svegliati.» sussurro all'immagine. «Svegliati, Riccardo.»

*

«Svegliati.» sente sussurrare.
«Cosa?» chiede, rendendosi conto che parlare gli provoca dolore.
«Oddio!» sente ora la voce della madre. «Santo cielo.»
Riccardo apre lentamente gli occhi e la vede che si precipita a spingere il pulsante d'emergenza. «Infermiera!» urla. «Mio figlio ha parlato!»
«Sono...» Sbatte più volte gli occhi. «Sono in ospedale?»
Qualcuno gli salta addosso per abbracciarlo. Riesce a capire che si tratta del padre solo dal timbro vocale. «Riccardo.» dice. «Non ci credo. Riccardo, sei sveglio!»
«Papà?» chiede confuso. «Cosa ci fai qui?» Si alza a sedere, non preoccupandosi del dolore. «Cosa ci faccio io qui? Cos'è successo?»
Entra l'infermiera e si stampa sul viso un sorriso smagliante. «Ben alzato, Riccardo. Com'è stato il coma?»
«Coma?» chiede lui. «Dov'è la mia tribù?»
Il padre scoppia a ridere. Non mancano le lacrime ai suoi occhi. «Hai letto quel libro.» dice. «Te l'hanno trovato praticamente addosso. Credo che il romanzo ti sia rimasto impresso nella memoria.»
«Qual'è l'ultima cosa che ti ricordi, Riccardo?» chiede l'infermiera.
Sta per rispondere La mia tenda quando nuovi ricordi gli invadono la testa. «Stavo... Stavo attraversando di corsa la strada...»
«Bene. Nessun dato perso.» L'infermiera fa i suoi esami di routine prima di andarsene.
La famiglia rimane sola.
«Papà.» chiama Riccardo dopo una breve riflessione. «Credo che il Grande Spirito mi abbia parlato.»
Il padre sorride. «Lo spero per te, figliolo.»
«No, sul serio. Facevo parte di una tribù, ho parlato con Nuvola Rossa!» esclama. «Ed ero una winkte!»
Il padre questa volta scoppia a ridere. «Ti piacerebbe, figliolo.» dice. «Piacerebbe a molti.»

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