giovedì 4 maggio 2017

Dialogo fra uno scrittore e una lettrice che si incontrano per caso

Si può fare! Si può fare!
Okay, forse sto un po' esagerando, ma questo qui sotto che state per leggere (perché siete qui per leggere, giusto?) è un vero e proprio esperimento di scrittura. Nasce da un'idea di me medesimo (sì, non poteva venire da qualcun altro un'idea così strampalata) ed è stata realizzabile grazie al progresso della tecnologia negli ultimi tempi.
Avete presente l'applicazione Telegram? Be', per chi non la conoscesse, vi basti sapere che è una sorta di alternativa a Whatsapp (questa la conoscete tutti). C'è chi dice che la prima sia più sicura della seconda, c'è chi dice che la seconda sia meglio della prima. Comunque stiano le cose, Telegram ha una cosa che Whatsapp non ha: la ricerca globale. Ovvero, non serve per forza il numero di telefono per poter chattare con qualcuno.
Per mettere in pratica la mia piccola idea ho solo digitato "scrittore" nella ricerca globale e indovinate... Nessun risultato. Con il termine "scrittrice" è andata meglio.
Dopo qualche tentativo di interazione umana (non tutti sono disposti a rispondere a uno sconosciuto che ti ha trovato per caso tra migliaia utenti), sono riuscito a convincere la qui sotto presente Aaureex (che non ha voluto svelarmi il suo vero nome) a scrivere un racconto in chat. Le regole erano poche e semplici: ognuno interpreta un personaggio, si scrive una battuta di dialogo ciascuno e tutto questo a tempo perso, proprio come se si dovesse solo rispondere a un messaggio. Ed è venuto fuori qualcosa.
Anticipo a quella marea di miscredenti che salterà fuori che non è stato concordato alcun tema o alcuna ambientazione. Tutto è venuto fuori da sé. L'unica cosa sulla cui io e Aaureex ci siamo messi d'accordo è stato il finale, visto che uno ne dovevamo comunque avere.
Ah, e ovviamente una piccola correzione della bozza è avvenuta, come in tutti racconti del resto.
Be', ecco a voi il risultato! Buona lettura!

Profondità di campo... bastarda

Immagine da tolovearose.com
Profondità di campo... bastarda

Non riesce a muoversi: pare che le funi che lo stringono alla sedia lo vogliano segare ad ogni movimento del corpo.
Non riesce ad aprire gli occhi: ogni tentativo è inutile e soprattutto doloroso. Tutto quello che ha davanti è una sottile striscia sfocata e in penombra, che non gli permette di veder arrivare un altro deprecabile colpo, duro, veloce, preciso, come tutti gli altri finora.
La testa gli esplode in chiazze di luce e di dolore.
Passano alcuni secondi – forse – che vengono dilatati dal tormento. Secondi stirati, secondi allungati e ampliati, secondi in cui l'unica cosa che il cervello comanda al corpo è di provare ancora e ancora dolore. Poi, di nuovo buio, se non fosse per quella sottile fessura tra le palpebre. Si concede solo ora qualche momento per immaginarsi il proprio volto trasfigurato e per cercare di ricordare l'ultima volta che si è guardato allo specchio.
La sua faccia nello specchio. Non è questa l'ultima cosa che ha visto prima che iniziasse tutto? Due facce: la sua e... Un flash, un lampo e poi l'immagine sparisce. Non riesce a ricordare.