venerdì 22 dicembre 2017

Il sogno di ogni gallina

Spegne il motore e sfila le chiavi. Sospira. Aspetta a scendere dalla macchina: accarezza il volante e fissa attraverso il parabrezza il muro del garage. Per cosa se la prenderà questa volta la moglie? Per il ritardo di un'ora dal lavoro? Come se le importasse qualcosa se lui la tradisse. Per non avergli lasciato la carta di credito? Una giornata senza le amiche in giro per i negozi: un ottimo oggetto di discussione. Del resto, le galline sono animali che vivono in società, più o meno, a chiocciare tra loro di ogni minima cosa: Hai visto quella nuova borsa nella vetrina? Lo sai che la nostra casa è costata miliardi? Hai sentito cos'è successo all'amministratore di non so cosa? E coccodè e coccodè...

mercoledì 22 novembre 2017

Basta sognare!

immagine di carnivalhalloween.com
Minigonna, stivali fino alle ginocchia, cosce nude, corsetto a stringere la vita e il seno, a gonfiarlo, labbra viola, capelli sciolti, viso truccato e occhi che urlavano un'unica parola: sesso. Capello a punta, da strega. Camminata a gambe incrociate fino al bordo del letto. Si piega. Guanti fino ai gomiti, le mani che avanzano sulle lenzuola, poi le ginocchia.
Ora i seni si vedono meglio. La gonna copre a malapena il fondoschiena che la strega si porta dietro, come un vagone ondeggiante. Le mani della ragazza arrivano alle ginocchia. «Dolcetto o scherzetto?» chiede, con un dito tra le labbra.
Sdraiato sul letto, lui freme, ovvio che freme; chi non la vorrebbe una strega così? «Credo che assaggerò il dolcetto.» risponde.
La ragazza sorride, abbassa il viso, il vagone dietro è ancora alzato, la gonna lo scopre un po' a rivelare i glutei che, da quella posizione, ricorda vagamente la forma del cuore. Lei sbottona i jeans, preme con il palmo sull'eccitazione nelle mutande, e poi via anche queste.
«Oh, sì, Elisa.» sussurra senza volerlo. Sorride all'idea di quello che sta per fare la strega. Eccoci. Ci siamo. Si sta abbassando con le labbra schiuse...



Briscola interrotta

immagine di La valle dei Tempi
Briscola interrotta

Personaggi:
NERINO, contadino
GIACOMO, disegnatore pubblicitario
MASSIMO, assicuratore
ADOLFO, consulente di creme
BARMAN

Scena: tavolo in un locale. Entra Nerino, si siede.

Odore di speranza

immagine di assinews.it


Sniff, sniff.
L'odore di Famiglia si sta affievolendo, sta svanendo. Sto cercando di trattenere questo profumo il più a lungo possibile, ma – sniff, sniff – viene sostituito dell'odore di gas di scarico, dall'odore di gomme e di asfalto scaldato. Famiglia è andato via; osservo la direzione in cui è scomparso. Ritornerà, ritorna sempre. Anche quando mi lascia a casa, la famiglia ritorna ogni volta. Scodinzolo al pensiero: la coda sull'asfalto alza la polvere.
Non mi ha mai lasciato in questa strada sconosciuta. Non capisco perché dovrei aspettare proprio qui, ma ci sarà sicuramente una ragione.
Il Sole è quasi sopra di me; tiro fuori la lingua per il calore e mi guardo intorno.
Qui ci sono solo contenitori di metallo di tutti i grigi possibili, contenitori che vanno veloci, che odorano di petrolio bruciato, che fanno un sacco di rumore e dove gli umani entrano per andare lontano. La famiglia mi ha portato qui con il suo contenitore. Quando avrà finito quello che deve finire, tornerà a prendermi per andare a casa. Magari giocheremo un po' con il bastone.
Sì, sarebbe bello. Torno a scodinzolare. Solo io e Famiglia che giochiamo al bastone.
Quel contenitore tornerà, la famiglia mi farà salire dentro e cercherò di fargli capire che voglio giocare.

domenica 5 novembre 2017

Il conto

Noi ci siamo e ti guardiamo.
Noi ci siamo e ti guardiamo.
Paga il conto o uccidiamo.
Noi ci siamo e ti guardiamo.

Lex si sveglia con quella cantilena nella testa. Seduto al buio, inizia ad ansimare: il petto che si gonfia e si gonfia in maniera frenetica, le dita che stringono le lenzuola sotto di lui. Sente l'aria notturna che gli punge dolcemente il viso sudato. Ricorda ora di aver chiuso la persiana, ma non la finestra. Accanto a sé, Elena mormora qualcosa nel sonno, si gira verso di lui e con un braccio gli cinge l'addome. Lex lascia la presa sulle lenzuola. Lentamente i suoi occhi iniziano a distinguere gli oggetti in ombra. Sospira e poi torna a respirare a ritmo regolare. Si rimette sdraiato e fissa il soffitto.
Noi ci siamo e ti guardiamo.
È stato un incubo, solo un incubo.
Paga il conto o uccidiamo.
Si è fatto influenzare da quello stupido gioco, fatto quasi... Oddio, un anno fa! Sembra passata una vita. Perché gli è tornato in testa proprio ora?
Noi ci siamo e ti guardiamo.
È stata Elena a ricordarglielo. Il giorno prima, mentre parlavano con gli amici, la discussione è caduta su quel gioco. Dopo quattro birre, ogni argomento era valido per continuare a parlare. Com'era? Dieci anime all'anno in cambio di ogni desiderio. O roba simile. Che cosa stupida! Forse le anime erano solo cinque. Be', rimane una cosa stupida. Si gira verso la sveglia: 5:26. Allora è mattina. Ormai non ha senso rimettersi a dormire.
Paga il conto o uccidiamo!
Ora basta con questa cantilena in testa! Lex sposta il braccio della moglie, le da un bacio sulla testa e riceve come risposta un altro mormorio. Si alza dal letto. È solo uno stupido gioco innocuo, fatto insieme agli amici. Era solo uno stupido gioco. Già fatto, passato, non nel presente, da non pensarci più. Va in cucina, aziona la macchinetta del caffè e, mentre aspetta che si scaldi, si rolla una sigaretta.

lunedì 2 ottobre 2017

Ombra


Immagine di 123rf.com

La spiaggia non era pulita: i residui delle mareggiate d'inverno, paglia marina, canne e pezzi di legna la macchiavano a tratti. Trascinava i piedi tra gli avanzi del mare, barcollava a passi improbabili, preceduto dalla sua ombra allungata.
Questa gli rideva nel cranio: Cadrai tra le onde. Si prendeva gioco di lui: Cadrai tra le onde e sarai solo un altro... residuo! Sull'ultima parola, la voce tuonò e vibrò con forza nella mente.
No! Poteva farcela invece. Anche lei soffriva, Robert lo sapeva. È solo una stupida ombra, non la devo stare a sentire. Continuò ad avanzare: passi piccoli, incerti; le punte delle scarpe disegnavano sulla sabbia. La pistola. Mancavano pochi passi alla pistola.
Un altro residuo. È questo che vuoi?
Smettila! Nella sua mente fu un grido. Le sue orecchie sentirono solo un sussurro spezzato: «Smet... tila.»
Rideva. Tuonava dentro di lui.
Le ginocchia dell'ombra si avvicinarono a quelle di Robert: tremante, si vide costretto a interrompere il cammino e affondare le rotule nella sabbia.
Non puoi...
Incordò i muscoli e cercò di rimanere eretto sulle ginocchia. Si sforzò, sudò, iniziò a sentire l'acido lattico.
combattere...
Le sue dita si persero tra i granelli sottili, le braccia a reggere il peso del corpo e a contrastare la forza con cui l'ombra lo voleva buttare giù. Sentiva i propri muscoli lavorare, tirare, spingere. Non ce l'avrebbe fatta, ora lo sapeva. La pistola era a pochi centimetri da lui. Quanto sforzo ci sarebbe voluto per prenderla, portarsela alla testa e sparare? Quanto sforzo, se già stare a quattro zampe era impossibile?
con me!
Robert cadde.



martedì 15 agosto 2017

Paura di mangiare

Cos'è?
Cos'è questo... moto
che dall'interno parte
verso l'abisso mio
ancora si addentra?

Cos'è?
È forse dubbio
che'l cuore mi opprime?
E in vene veleno
marcio scorre?

Da dove vieni, tu,
virus sentimentale?
Chi t'ha dato vita?

Forse da uno sguardo suo
dal solito diverso,
così innaturale
da torcermi'l pensiero?

Forse da un sorriso
a me non conosciuto,
perché m'è parso
falso?

Che vuoi da me
Tu, dubbio?
Vorresti dirmi forse
che Lei io non conosco?
Smettila!

Smettila di masticarmi,
anche se ho fame di sapere,
ma paura di mangiare
verità non commestibili.

Non insinuarti in testa
con conseguenze amare,
quando io credo... quando io so! quando io so
che lei mi sappia ancora amare.

Vai via!
Vai via, fiume in piena
e lasciami asciugare.

giovedì 4 maggio 2017

Dialogo fra uno scrittore e una lettrice che si incontrano per caso

Si può fare! Si può fare!
Okay, forse sto un po' esagerando, ma questo qui sotto che state per leggere (perché siete qui per leggere, giusto?) è un vero e proprio esperimento di scrittura. Nasce da un'idea di me medesimo (sì, non poteva venire da qualcun altro un'idea così strampalata) ed è stata realizzabile grazie al progresso della tecnologia negli ultimi tempi.
Avete presente l'applicazione Telegram? Be', per chi non la conoscesse, vi basti sapere che è una sorta di alternativa a Whatsapp (questa la conoscete tutti). C'è chi dice che la prima sia più sicura della seconda, c'è chi dice che la seconda sia meglio della prima. Comunque stiano le cose, Telegram ha una cosa che Whatsapp non ha: la ricerca globale. Ovvero, non serve per forza il numero di telefono per poter chattare con qualcuno.
Per mettere in pratica la mia piccola idea ho solo digitato "scrittore" nella ricerca globale e indovinate... Nessun risultato. Con il termine "scrittrice" è andata meglio.
Dopo qualche tentativo di interazione umana (non tutti sono disposti a rispondere a uno sconosciuto che ti ha trovato per caso tra migliaia utenti), sono riuscito a convincere la qui sotto presente Aaureex (che non ha voluto svelarmi il suo vero nome) a scrivere un racconto in chat. Le regole erano poche e semplici: ognuno interpreta un personaggio, si scrive una battuta di dialogo ciascuno e tutto questo a tempo perso, proprio come se si dovesse solo rispondere a un messaggio. Ed è venuto fuori qualcosa.
Anticipo a quella marea di miscredenti che salterà fuori che non è stato concordato alcun tema o alcuna ambientazione. Tutto è venuto fuori da sé. L'unica cosa sulla cui io e Aaureex ci siamo messi d'accordo è stato il finale, visto che uno ne dovevamo comunque avere.
Ah, e ovviamente una piccola correzione della bozza è avvenuta, come in tutti racconti del resto.
Be', ecco a voi il risultato! Buona lettura!

Profondità di campo... bastarda

Immagine da tolovearose.com
Profondità di campo... bastarda

Non riesce a muoversi: pare che le funi che lo stringono alla sedia lo vogliano segare ad ogni movimento del corpo.
Non riesce ad aprire gli occhi: ogni tentativo è inutile e soprattutto doloroso. Tutto quello che ha davanti è una sottile striscia sfocata e in penombra, che non gli permette di veder arrivare un altro deprecabile colpo, duro, veloce, preciso, come tutti gli altri finora.
La testa gli esplode in chiazze di luce e di dolore.
Passano alcuni secondi – forse – che vengono dilatati dal tormento. Secondi stirati, secondi allungati e ampliati, secondi in cui l'unica cosa che il cervello comanda al corpo è di provare ancora e ancora dolore. Poi, di nuovo buio, se non fosse per quella sottile fessura tra le palpebre. Si concede solo ora qualche momento per immaginarsi il proprio volto trasfigurato e per cercare di ricordare l'ultima volta che si è guardato allo specchio.
La sua faccia nello specchio. Non è questa l'ultima cosa che ha visto prima che iniziasse tutto? Due facce: la sua e... Un flash, un lampo e poi l'immagine sparisce. Non riesce a ricordare.