mercoledì 15 giugno 2016

Scrivere un buon romanzo: ecco la mia teoria

Ormai sembra che ci siano più scrittori che lettori in Italia, e questo forse a causa delle numerose pubblicazioni che ogni anno vengono fuori, con o senza merito (a quanto pare, soprattutto senza merito: il "basta pagare per pubblicare" ci sta rovinando e sta allontanando i lettori).

Ma non divaghiamo. Vi lascio qui sotto un link di un mio articolo, dove do 5 consigli utili per scrivere un buon romanzo, e dico "buon" non perché io ne sappia scrivere uno così, ma perché chi lo sa fare, di norma usa le stesse regole o simili.
Forse ne avete già letto a centinaia di articoli simili, forse no. Vi lascio i 5 punti, così decidete voi.

1. L'originalità
2. Personaggi credibili
3. Esprimere i sentimenti e le emozioni
4. Scrivere di ciò che si conosce
5. Trama solida

Leggi l'articolo qui.

mercoledì 20 aprile 2016

Il ballo del fotone

immagine da detectiveconan.forumcommunity.net
Pioggia. Mi viene naturale chiudere gli occhi, anche se non serve.
Pioggia, pioggia, pioggia, miliardi di goccie d'acqua che rispettano solo una legge, senza badare a nessuno. La legge di gravità. Le goccie cadono, colpiscono, cadono, bagnano, cadono, risuonano. Come dita di un bambino che spingono a caso i tasti di un pianoforte, anche se, per quanto il bambino possa essere fortunato, non produrà mai un suono simile, un suono così in armonia con la legge di gravità. Mi piace questa legge, perché è l'unica che posso veramente sentire.

Immagino la pioggia. E immagino la luce.

lunedì 22 febbraio 2016

Clown

 Paolo fa l'ultimo nodo con una smorfia finta. «Et voila!» esclama, mentre mostra ai bambini la sua creazione. «E ora come lo chiamiamo questo cagnolino?» Si tocca più volte il naso rosso. Fissa ogni viso, uno per uno, e si ferma su quello di Diego: il sorriso con un dente in meno, il volto solare, testa liscia e riflettente, occhi celesti, grandi, enormi – sarebbe facile perdersi* in quelle pupille, se solo qualcuno le osservasse per un paio di secondi. Paolo porge il palloncino a forma di cane al bambino. Lui tende le mani, lo afferra e se lo stringe al petto.
«È un momento importantissimo questo, bambini.» urla e subito dopo si mette un dito sulle labbra. «Shhh.» Mostra il gesto a tutta la sua piccola platea, ognuno seduto nel proprio letto, girando su sé stesso. «Allora, Diego, sentiamo questo nome!»
Diego osserva per un secondo il soffitto. «Ehm... » Si tocca un orecchio, lo tocca di nuovo. «Va bene... Palloncino?»

Scoppia una risata generale.

Continua a leggere su scrittorisopravvissuti.it