venerdì 30 agosto 2013

Erika Corvo. Il "Fai da te" umano racconta la sua scrittura


Oggi ospito nel blog un grande personaggio nel mondo del self-publishing, o meglio, una fantastica persona che è arrivata dove è arrivata grazie solo alle sue forze. Erika Corvo, autrice di vari libri, tra cui Blado 457 e Fratelli dello Spazio Profondo.
Senza indugiare oltre, vi lascio alle mie domande e alle sue risposte.

Parlaci un po' di te, prima di tutto.

Erika Corvo è un “Fai da Te” umano. Tutto quello che so fare, l’ho imparato da sola. Sicuramente sono una donna strana: costruisco mobili, aggiusto elettrodomestici, eseguo piccoli lavori di muratura e idraulica, sbianco casa, lavo a mano la biancheria (non ho la lavatrice e neanche il riscaldamento) preparo medicinali a base di erbe e, mentre faccio tutto questo, scrivo romanzi e leggo manuali di sopravvivenza di Bear Grylls. 

Ho iniziato a scrivere per dimenticare i mille problemi del vivere quotidiano e ho creato innumerevoli mondi di fantascienza e fantasy.

Due figli, uno smisurato amore per gli animali e una grinta inusuale, fanno di me un personaggio poliedrico dai mille interessi e dalle mille risorse.

I miei idoli? Eddie Guerrero, Socrate, Gandhi, Wile Coyote, Valerio Massimo Manfredi, Piero Angela, ReyMysterio, Zahi Hawass, Pink Panther, Luciano De Crescenzo, Nikola Tesla, Annibale, Konrad Lorenz, Roberto Giacobbo, Alessandro il Grande, Bear Grylls, Madre Teresa… elencati volutamente alla rinfusa, alternando il genere dei personaggi.

Perché da tutti si può trarre qualche buon insegnamento, di cultura, di vita, di saggezza, di forza, o di autoironia.

In mezzo secolo di vita ho collezionato una serie di sfighe impressionante, ma non ne ho mai fatto un dramma. Anzi, ho sempre cercato di sdrammatizzare tutto, di riderci sopra, di trovare sempre il modo di tornare in pista, e di rialzarmi da ogni caduta. Se non affronti le avversità con una buona dose di spirito, potrai anche essere viva fuori, ma sarai morta dentro.

Mi sono sposata incinta per andarmene di casa, e soldi per comprare libri da leggere non ce n'erano; dovevo pensare alla casa e al bimbo appena nato. Troppo povera per qualsiasi cosa. Il marito era un poco di buono, e quando il mondo dove sei non ti piace più, ne inventi un altro. Così, i libri, ho iniziato a scrivermeli da sola. Il libro che avresti sempre voluto leggere e nessuno ha ancora scritto. I primi erano solo esperimenti. Dal 1995 scrivo sul serio. Attualmente ho nove racconti completi e altri tre in mente, pronti per essere scritti.


Cosa ti piace scrivere e come hai iniziato ad alimentare questa passione?

Signore Iddio, questa domanda presuppone una persona felice che sviluppa una sua passione, magari supportata e condivisa da amici e familiari. Qui è tutto l'opposto, ho sempre avuto tutti contro.

Se il mondo in cui ti trovi non ti piace più, cominci ad inventarne un altro; come i bambini che inventano gli amici immaginari quando non ne hanno di reali. Le favole che ti racconti da sola per riuscire ad addormentarti serena quando ti sei sposata con un poco di buono, disonesto, geloso e violento, giusto per andartene di casa. Per dimenticare il frigo vuoto, il bambino che non ha vestiti e i soldi che non ci sono. Le favole erano così belle che volevo metterle nero su bianco perché non andassero dimenticate. Di nascosto da tutti, ovviamente, perché quando non ci sono i soldi per mangiare, anche comprare i fogli e le biro è una spesa folle. Se l’avesse saputo “lui”, avrebbe bruciato tutto. Ho preso la patente di nascosto, ho studiato di nascosto, ho preso il rec di nascosto… quasi tutto quello che ho fatto, l’ho fatto di nascosto. Come dicevo, i lavori che ho fatto per sopravvivere sono diventati mille. Parrucchiera, cartomante telefonica, vendita porta a porta, baby sitter, dog sitter, cuoca a domicilio, bricolage domestico nelle case altrui, autista privata, ricamatrice, stiratrice, ripetizioni ai ragazzi delle medie, badante, spesa a domicilio e tanti altri. Poi tornavo a casa e spaccavo la legna per la stufa, sbiancavo i muri, costruivo i mobili con sega, martello, cacciavite e black e decker; ho messo insieme un impianto elettrico (facendo saltare tutto in aria un paio di volte, ma sono ancora viva), e ho cresciuto i figli.

Come nelle favole, un giorno il cattivo muore. Piangerlo? Gesù, mi sono messa a ballare! Mia figlia aveva sei anni, e alla notizia della morte del papà, il suo unico commento è stato: "Meno male, non lo sentiremo gridare mai più!"

Anche se la situazione economica era più triste che mai, adesso ero libera. Potevo scrivere in qualsiasi ritaglio di tempo libero!

E riempiendo una riga alla volta, pagina dopo pagina, un anno dopo l'altro, sono venuti fuori nove romanzi: primi tre, definiamoli “sperimentali”; gli altri sei, uno più bello dell’altro. Mai fatti vedere a nessuno: a casa, per i miei figli, erano comunque (ed è così tuttora) tempo perso e risorse sottratte a loro. Gli editori, quelli scritti a mano, neanche li prendono in considerazione.

Due anni fa ho trovato un posto come badante presso la suocera di un architetto. Un giorno questi mi dice che, per principio, non legge libri scritti da donne, in quanto li trova troppo melensi e sdolcinati. Gli porto uno dei miei lavori e gli dico: bene, leggi questo, l'ho scritto io. Nonostante fossero più di quattrocento pagine scritte a mano, l'ha letto d'un fiato. Poi mi ha regalato un vecchio computer che teneva in montagna e mi ha detto: copialo e presentalo a qualcuno. È veramente bello.


Quali sono i tuoi autori preferiti?

Eh, bella domanda! Ho letto migliaia di libri di qualunque genere, e non esagero. Fino a sedici, diciassette anni, sono uscita di casa solo per andare a scuola e tutto il mio tempo l'ho passato a consumarmi gli occhi sui libri che mio padre aveva in casa; fortunatamente, una biblioteca ben fornita! Ma, da dopo sposata, chi ha mai più avuto i soldi per comprare un libro? Io leggo quelli che gli altri lasciano in un apposito scaffale davanti alla biblioteca comunale, dove si mettono i libri di cui uno si voglia disfare, in modo che qualcun altro possa leggerli invece di buttarli nel cassonetto bianco. Attualmente ne ho in casa solo un migliaio: di più non ce ne stanno. E ogni volta che sbianco i muri devo per forza disfarmi di qualche centinaio di volumi che continuo a portare a casa e accumulo nei mesi . A quali resto più legata? A tutti quelli scritti da Robert Heinlen, Robert Sheckley, Ursula Le Guin, e poi Marion Zimmer Bradley, l'infinita serie degli Urania, la collana Cosmo dell'Editrice Nord, l'esilarante e splendida trilogia del Piccolo Popolo dei Grandi Magazzini, di Terry Pratchett. A tutto quello che hanno scritto Piero Angela, Giovanni Guareschi, Luciano De Crescenzo, Conrad Lorenz, Kipling, Victor Hugo, Bear Grylls, Valerio Massimo Manfredi, Anthony De Mello, Zacharia Sitchin, Graham Hankhock, Pirandello... E ancora tomi di psicologia, patologia forense, medicina, grafologia, psicologia evolutiva, etologia comparata, astronomia… e come faccio a citare tutti? Solo gli Urania e i Cosmo erano centinaia! Ma anche se la fantascienza è stata il mio grande amore, ho sempre letto qualsiasi, e dico qualsiasi cosa avessi tra le mani. Anche la Bibbia. Quando arrivano i Testimoni di Geova scateno furiose polemiche perché la conosco meglio di loro! Adesso mi stanno alla larga, non trovano argomenti per ribattere!

Parliamo dei tuoi libri: Come hai iniziato a scriverli, cosa ti ha ispirato e, soprattutto, di cosa si tratta?

Il ciclo spaziale conta per ora quattro romanzi: “Fratelli dello Spazio Profondo”, già edito; “Black Diamond”, che uscirà a giorni, “Diamond il mio miglior nemico”, e “Diamond: Tutto è possibile”, già scritti ma ancora da pubblicare.

Il ciclo Post-atomico, invece, conta cinque romanzi: “Blado 457 Oltre la Barriera del Tempo” e “Tutti i doni del Buio”, già pubblicati. “La Leggenda di Taman Shoudy”, “Dvostruk” e “Shadir, i Guerrieri Ombra”, già scritti ma ancora da pubblicare. Ne ho in testa altri due o forse tre, ma dovrei avere molto tempo a disposizione per riuscire a scriverli. Per ora, quindi, andrò avanti con quelli già citati, magari facendone uscire un paio l’anno.

Il personaggio su cui s’incentra la serie spaziale, è Brian Black. Questo personaggio è nato nel 96 da una cartolina con la foto di Brandon Lee che avevo comprato e tenevo appesa accanto al letto (e ce l'ho ancora). Ma nemmeno sapevo chi fosse! Mi sono detta: "che bel tipo, quasi quasi gli cucio addosso un personaggio, e poi gli invento una storia su misura." E così è stato. "Il Corvo" l'ho visto solo qualche anno più tardi. La prima avventura che ho scritto di Brian non è “Fratelli dello Spazio Profondo”, ma “Black Diamond”, racconto che sarà in vendita da luglio su tutti i maggiori portali e prenotabile in tutte le librerie del circuito “La Feltrinelli”.

La serie post-atomica, invece, è incentrata su un futuro possibile dove, a seguito di un conflitto atomico devastante, la razza umana è stata decimata. Si sono create, per contro, numerose razze mutanti con caratteristiche ben definite, tra cui i Grandi Alati, gli Shakars, gli Shadir, i Fitokillers, i Cacciatori di Mani, e altri ancora. Ma la domanda è sempre: Cos’è che definisce esattamente cosa sia o non sia un essere umano? Siamo sicuri che i Mutanti non abbiano anch’essi una mente senziente e un animo sensibile?

Qual è il personaggio creato da te che più ti piace? E qual è il personaggio che ti rispecchia di più?

Il personaggio che amo di più, in assoluto, è Brian Black. Cocciuto, ribelle, indomabile, coraggioso, intelligente, determinato, spietato e crudele eppure profondamente sensibile e umano, alla ricerca di giustizia con il mitra in mano. Un maledetto bandito capace di farsi amare, e un disincantato capace di incantare. Il guerriero dell’impossibile, che ho creato per continuare a combattere tutte le volte in cui sono stata io a credere di non farcela. Per continuare a crederci, lungo tutti i secoli in cui l’unico amico è stato lui. L'amico più prezioso, che ha saputo infondermi la certezza che ci sia sempre una via d'uscita. Che finché lui fosse riuscito a cavarsela nell'impossibile, ci sarei riuscita anch'io. Grazie, Brian. Mi hai salvato la vita. Se non ti avessi creato, avrei dovuto inventarti.

Hai intenzione di scrivere altro?

I romanzi finora scritti, in ordine cronologico, sono:

La leggenda di TamanShoudy, dall'agosto al settembre 1995.

Dvostruk, dal settembre al dicembre 1995

Tutti i doni del buio, dal dicembre 1995 a Pasqua 1996; pubblicato il 20 gennaio 2013

Black Diamond, da luglio a ottobre 1996

Blado 457 Oltre la barriera del tempo, da novembre 1996 a marzo 1997;pubblicato il 5 maggio 2012

Fratelli dello Spazio Profondo, da marzo a luglio 1997;pubblicato il 18 febbraio 2012

Diamond, il mio miglior nemico, da agosto ad ottobre 1997

Shadir, i guerrieri ombra, da ottobre a dicembre 2007

Diamond, tutto è possibile, da gennaio a giugno 2008


Quello che balza agli occhi è, quindi, che il primo romanzo che ho pubblicato non è il primo a essere stato scritto. Volevo iniziare la mia “carriera” di scrittrice con “Fratelli dello Spazio Profondo”, poiché Brian Black è il personaggio che più amo e che mi ha dato più soddisfazioni.

Una chicca? In Blado 457 avevo ipotizzato che il terzo conflitto mondiale fosse stato scatenato da aerei di linea che sganciavano ordigni atomici sulle città, in quanto gli aerei di linea sono gli unici a poter impunemente valicare gli spazi aerei nemici senza destare il minimo sospetto. Dato che Blado l’ho scritto nel 97, immaginatevi come mi sia sentita vedendo due aerei di linea schiantarsi sulle “Twin Towers” nel 2011. Sono atea, ma ho pregato Dio che non contenessero ordigni nucleari, e sono stata sollevata dal fatto che Blado non fosse ancora stato pubblicato: avrei passato il resto della vita a domandarmi se Bin Laden non avesse attinto da lì la sua insana idea.

Dimenticavo: Blado è dedicato ai writers (quelli che disegnano sui muri con le bombolette spry). E tutti i personaggi portano i nomi dei writers che nel ’97 andavano per la maggiore a Milano e dintorni: Noce, i Bor Clan, Cupola dell’Oro, Enk, Sad, Led il daltonico, e tanti altri…

L’ultimo romanzo scritto, Shadir, i guerrieri ombra, è invece dedicato al mondo del wrestling, che ho sempre amato fin da quando i miei figli erano piccoli. Tutti i protagonisti sono wrestlers, e abbastanza caratterizzati da poterli riconoscere, qualora si sia esperti del campo. Quando lo pubblicherò, probabilmente sarà un bel divertimento organizzare un bel concorso e vedere chi ne riconosce di più!

Prima di scrivere altro, devo ancora copiare sul pc tutti quelli che devono ancora essere pubblicati… poi si vedrà. Ne ho in testa tre, vedremo quale dei tre verrà fuori per primo…

Oltre alla scrittura e alla lettura, quali sono le tue passioni?

Tantissime e svariate! Bricolage, medicina, psicologia, storia, etologia, erboristeria, lingue straniere.

Incredibile, per una donna che non ha conseguito nessun titolo di studio: ho finito a stento la terza media. Forse so fare tante cose proprio perché a scuola non si impara niente…

Dai un consiglio agli scrittori esordienti.

Volete un consiglio su come fare a pubblicare con un grande editore senza pagare? Scegliete una persona che stia sulle scatole a tutti e fatela fuori. A quanto pare, l’unico modo di stampare un libro e avere pubblicità in tv, è diventare un criminale. Come hanno fatto, ad esempio, Amanda Knox, Cesare Battisti, Felice Maniero, Renato Vallanzasca, il comandante Schettino, Salvatore Parolisi… Poi c’è quel deficiente che ha ammazzato la prostituta e ne ha fatto un romanzo, pubblicizzato direttamente sul tg di Italia uno. Ho saputo in questi giorni che anche Alberto Stasi e Raffaele Sollecito hanno scritto dei libri, pubblicati e pubblicizzati in tv. Se non vi sentite di commettere un omicidio, sappiate che ha pubblicato anche Monica Lewinsky…

Sei pro o contro l'utilizzo del nome d'arte?

Penso che ognuno debba fare come meglio crede. Alcuni sono orgogliosi di far conoscere il proprio nome, altri tengono moltissimo alla propria privacy, e ad altri ancora piace presentarsi con un nome diverso dal proprio. Magari più grintoso, più accattivante o più soave. Certo che è inevitabile, se ti chiami Pasquale Di Molfetta e vuoi fare il DJ, cambiare nome e diventare Linus!

Come scegli la copertina per i tuoi libri?

Una faticaccia! Di solito gli editori ti dicono di andare su qualche sito specializzato di fotografie in vendita e scegliere tra quelle, ma per la fantascienza o per il fantasy, non si trova niente. Ho dovuto ripiegare su foto trovate in rete rimaneggiate e photoshoppate a dovere, e dell’ottimo risultato devo ringraziare alcuni amici. Ho fatto un tentativo di copertina facendola eseguire da un disegnatore professionista e il risultato mi piaceva tantissimo. Ma una volta rimaneggiata dall’editore, non mi piaceva più, era diventata tutt’altra cosa e l’ho scartata. Ho avuto la fortuna di imbattermi, successivamente, in una graziosissima ragazza che ha accondisceso a posare per qualche scatto, e il risultato mi ha veramente soddisfatto.

Grazie per il tuo tempo Erika. Ora, facci un saluto.

Scrivere è l’unico sistema per allungare la vita umana: ti permette di vivere la tua vita e quella di qualcun altro.
Ricordatevi che i miei libri in formato cartaceo hanno la garanzia “Soddisfatti o Rimborsati”: se non dovesse piacervi, dopo averlo comprato, basta contattarmi su Facebook e dirmi cosa non vi sia piaciuto. Mi rispedite il libro e ve lo rimborso di tasca mia, spedizione compresa. Che volete, di più?

Grazie a tutti per l’attenzione e per il tempo che mi avete dedicato!

Fratelli dello spazio profondo
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«Io, lo studente isolato e messo al bando, quello deriso e sbeffeggiato, […] ora avevo centinaia di uomini disposti a farsi ammazzare al comando di un mio schioccar di dita»

Un’avventura che proviene dallo spazio, anni luce lontano dalla nostra galassia. È la storia di un ragazzo che ha cambiato repentinamente il suo destino con accanto l’inseparabile amico Stylo Van Petar.
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Blado 457, Oltre la barriera del tempo
E’ il primo di una serie di quattro racconti ambientati in un futuro post atomico. Come ho scritto nella premessa di “Blado 457”, se l’argomento è stato utilizzato dagli scrittori di fantascienza fino alla nausea, non è detto che non si possa ancora scrivere qualcosa di valido in proposito, e soprattutto, qualcosa di inconsueto. I miei personaggi non sono mai i classici “eroi”. Sono persone talvolta insicure, che agiscono d’istinto invece che seguendo la logica e il dovere, che hanno dubbi, ripensamenti, e sentimenti contrastanti. In Blado 457, lui aveva una missione da portare a termine e rischia di rovinare tutto per un’azione compiuta d’impulso; lei preferirebbe morire piuttosto che vivere in un futuro che si presenta sotto forma di quello che ha sempre rifiutato. Il tutto è condito da colpi di scena, combattimenti, mostri, invasioni, in un ritmo veloce e coinvolgente.
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Tutti i doni del buio

E’ il secondo racconto della serie Post-atomica che ha avuto inizio con “Blado 457 Oltre la Barriera del Tempo”. Si racconta di un ipotetico futuro, in cui la Terra è stata sconvolta da un conflitto atomico. La razza umana è stata decimata e si sono create razze mutanti semiumane, ognuna con caratteristiche differenti. In questo romanzo i protagonisti semiumani sono gli Shakars, i Signori del Buio: spaventose creature carnivore, feroci e crudeli, che popolano boschi e foreste, contendendo il territorio agli umani.
Ma siamo sicuri che la razza più feroce non sia ancora quella umana, costantemente avida di profitto ad ogni costo, ipocrita e xenofoba?
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Black Diamond
Avevo paura. Il cielo e la terra erano un autentico inferno di fuoco e di fiamme. In aria era un continuo susseguirsi di esplosioni.
Le bombe ad alta risonanza cadevano fitte fitte, come se grandinasse, e le navette da caccia si inseguivano in un turbinio indiavolato lanciando lunghe strisce di proiettili traccianti.
Al suolo, poche guardie federali erano rimaste a presidiare la città di Kizak. Ma erano ormai in rotta, e si nascondevano a stento tra le macerie dei palazzi squarciati dalle esplosioni, i muri crollati e i cadaveri dei compagni caduti, urlando ordini e frasi concitate...

venerdì 23 agosto 2013

Improbabile hacker

Breve estratto. Verosimile?

Restò per un attimo immobile a fissare lo schermo. Ragionò. Le visualizzazioni erano una fonte di piacere per lui, ma nulla di più, visto che non si era mai dato da fare per guadagnare del denaro con queste. I media che avevano puntato i riflettori su di lui, ritraendolo come hacker – improbabile, ma pur sempre un hacker – non erano la migliore pubblicità. Inoltre, tutti lasciavano pensare che forse era entrato nei sistemi della Google! “Dio! Chissà cosa pensano questi, ora?”
Stare con le mani in tasca non era la più astuta cosa da fare. Decise di dissuadere quelle voci, che non potevano portare a nulla di buono. Una email alla Google Inc. era il minimo.
Senza aspettare oltre, aprì la sua posta elettronica. “Devo chiarire che io non ho fatto niente.” La pagina non si caricò del tutto che il pc emise due note. Una notifica comparve in basso a destra dello schermo: Nuovo messaggio in posta d'arrivo. Prima di dedicarsi alle spiegazioni sul suo articolo, per istinto guardò il mittente.
«Cazzo!» esclamò. «Ma che cazzo ho fatto?»
Nuovo messaggio in posta d'arrivo.
Da: Polizia postale e delle comunicazioni.
Oggetto: ATTENZIONE! È possibile una violazione.

sabato 10 agosto 2013

Intervista a Rita Carla Francesca Monticelli, autrice della serie "Deserto rosso"

E' un grande onore per me ospitare nel mio blog Rita Carla Francesca Monticelli, autrice della serie Deserto Rosso, che purtroppo non ho ancora avuto l'occasione di leggere, ma di cui ho sentito parlare molto.

La storia di “Deserto rosso”, ambientata in un prossimo futuro, racconta le vicende di un gruppo di persone che, a trent’anni di distanza dal precedente tentativo fallito di raggiungere il pianeta rosso, ha accettato di consacrare il resto della propria vita all’esplorazione di Marte, divenendone i primi colonizzatori e scrivendo il proprio nome nella storia.


Benvenuta nel mio nuovo e piccolo mondo. Ti piace?

Ciao Alex, grazie per l’invito, è molto carino qui!

Parlaci un po' di te, per le (poche) persone che ancora non ti conoscono nell'universo del self-publishing.

Sono un’autrice indipendente e una traduttrice letteraria e tecnico-scientifica. Sono anche biologa, specializzata in ecologia, e in passato ho lavorato come ricercatrice e assistente universitaria. Adoro il cinema, leggere, viaggiare, cantare, imparare nuove cose e soprattutto inventare storie, per poi scriverle. Vivo a Cagliari e amo la mia terra, la Sardegna.
E, sì, sono l’autrice di una serie di fantascienza a puntate ambientata su Marte e intitolata “Deserto rosso”.


Hai scritto una serie ambientata su Marte e non è un segreto. Ma so che sei anche un'attivista convinta per la colonizzazione sul pianeta rosso. Come mai questa passione?

Attivista è una parola grossa cui tengo dare un significato che rasenta il fanatismo. Direi che sono più che altro un’entusiasta dell’esplorazione spaziale. Marte è il primo importante passo che l’Uomo deve intraprendere per iniziare a esplorare sul serio lo spazio. A parte questo sono molto affascinata dal pianeta rosso perché è un altro mondo molto simile al nostro e davvero dietro l’angolo.
Per questo motivo sono diventata rappresentante italiana di Mars Initiative (www.marsinitiative.org), un’associazione nata negli Stati Uniti che punta a raccogliere fondi da destinare al primo progetto che porterà l’Uomo su Marte. Al momento Mars Initiative ha iscritti in tutto il mondo e sta valutando da vicino Mars One, il progetto privato che conta di stabilire una colonia permanente sul pianeta rosso già fra dieci anni.


Arriveremo mai a colonizzare Marte?

Ovviamente sì. Marte sarà solo l’inizio.


Okay, abbiamo capito che ti piace il pianeta rosso. Ma il resto dell'universo? E la Terra?

Come ti dicevo, mi piace viaggiare e spero di vedere più posti possibili del nostro pianeta durante la mia vita. Ma l’immenso universo là fuori permette a noi tutti di capire quanto la Terra sia solo un minuscolo insignificante sasso. C’è tanto da conoscere, da scoprire e in futuro, magari, esplorare.


Oltre a creare i personaggi presenti nelle tue pagine, hai concesso la vita nel web di uno in particolare. Per quale motivo e, soprattutto, perché proprio Anna?

Anna Persson è la protagonista di “Deserto rosso”, per cui la scelta è stata ovvia, ma devo ammettere che Anna è già viva nella mia mente e in quella dei lettori. Concederle uno spazio sul web in cui esprimersi liberamente mi è sembrato il minimo dovuto in cambio di tutte le belle emozioni che mi procura nel mostrarmi la sua storia.


Cosa potrebbe chiedere il pubblico a Anna?

Qualsiasi cosa, ma non posso assicurare che risponda, né che sia gentile, né tanto meno sincera. Anna è fatta così, a lei non interessa piacere agli altri.


Passiamo ad altro. Hai mai letto qualcosa di un autore emergente?

Mi capita spesso di leggere libri di nuovi autori, soprattutto indipendenti e per lo più stranieri (in lingua originale), e mi è capitato di imbattermi in un sacco di bei romanzi. Quando acquisto un libro di un nuovo autore, tendo a essere molto attenta nella scelta, controllando le recensioni e valutando l’impegno profuso in base alla qualità della copertina e della sinossi, e ovviamente con buon occhio di riguardo al prezzo. In questo modo vado quasi spesso a colpo sicuro. Sono i libri pubblicati da editori che spesso mi fregano, perché sono sempre molto ben confezionati, ma non per questo si tratta di buoni libri, visto che la loro pubblicazione è legata a meccanismi strettamente commerciali di gradimento del lettore medio. E, fortunatamente, io sono tutt’altro che una lettrice media.


Sei su un'isola deserta in attesa dei soccorsi. Che libro vorresti avere tra le mani?

Perdona la vanità, ma sarebbe “Deserto rosso”. Nell’attesa mi crogiolerei all’infinito nelle avventure delle mie creature.


Ebook o cartaceo?

Tutti e due, secondo la comodità e la disponibilità. Il cartaceo però ha due grossi difetti: costa troppo e spesso i caratteri non hanno una buona leggibilità. D’altro canto non me la sento proprio di portare il mio Kindle (o altro oggetto tecnologico di un certo valore) al mare.


Stai scrivendo l'ultimo episodio di Deserto Rosso. Come sta andando?

Ho da poco terminato la prima stesura di “Deserto rosso - Ritorno a casa” e sto iniziando l’editing. Sono abbastanza soddisfatta di come sono andate le cose finora. Questo episodio è il più lungo di tutta la serie e dal punto di vista della storia è molto diverso dai tre precedenti. Le differenze riguardano l’ambientazione predominante, che non è più solo Marte, e i protagonisti che hanno subito un profondo cambiamento nello sviluppo della trama. In “Ritorno a casa” molti ruoli sono capovolti e il lettore si troverà spesso nell’imbarazzo di scegliere da che parte stare. Rispetto a “Nemico invisibile”, l’episodio precedente, che è ricco di azione, in “Ritorno a casa” una buona parte del libro progredisce con un ritmo più misurato, anche perché la storia si dipana in oltre due anni, per poi accelerare negli ultimi capitoli. Quello finale sarà una sorta di epilogo, ma allo stesso tempo aprirà il lettore a nuovi scenari, che verranno sviluppati in altri libri ambientati in questa timeline (ma nel futuro), il primo dei quali, “L’isola di Gaia”, uscirà nel 2014.


Sei una persona ottimista e/o positiva o pessimista e/o negativa?

Sono una persona tendenzialmente ottimista. Per quanto sul presente tenda a guardare alla realtà senza farmi particolari illusioni, sono convinta che il futuro porti sempre dei miglioramenti a chi si impegna veramente per raggiungerli. Mi piace la gente che fa le cose, non quella che si limita a parlarne per avere qualcosa di cui lamentarsi. Questa visione ottimista del futuro si rispecchia anche nei miei libri. Sebbene certe atmosfere siano cupe e molti personaggi siano tutt’altro che positivi, nel senso che non sono dei buoni, tutto è mosso da una forza verso il miglioramento e la speranza, che diventano poi realtà.

Abbiamo quasi finito Rita. Ora una domanda di un lettore, Diego Luci.
Vorrei chiderle se l'aver ambientato un libro di fantascienza su Marte era una scelta dettata da una fascinazione per quel pianeta oppure dalla necessità del background scientifico che intendeva dare al romanzo.

Sono sempre stata affascinata da Marte per il suo essere l'unico altro pianeta del Sistema Solare appartenente alla cosiddetta fascia abitabile che possieda in sé effettivamente i presupposti per una colonizzazione umana. Marte rappresenta la possibilità reale per l'uomo di abitare pianeti diversi dalla Terra, ed è in pratica dietro l'angolo. Ho sempre seguito con interesse la ricerca che riguarda Marte, ma ho iniziato a scrivere questo libro per caso. Avevo appena letto "First Landing" di Robert Zubrin, il fondatore della Mars Society. Si tratta di un romanzo che parla della colonizzazione di Marte usando informazioni scientifiche dettagliate, basate sugli studi dello stesso autore, di cui ho poi letto il saggio "The Case For Mars". Affascinata da queste informazioni e dal fatto che nel frattempo il rover Curiosity stava viaggiando alla volta del pianeta rosso, recando su un chip i nomi di milioni di persone, compreso il mio, a un certo punto mi sono figurata un astronauta che si addentrava nel deserto marziano, da solo, e mi sono chiesta quale fosse il suo scopo. Si trattava di un gesto suicida, spinto dal desiderio di arrivare laddove nessuno era mai stato, o aveva un'effettiva destinazione? Da qui è nata la storia di Anna Persson.


Okay, Rita. Grazie del tuo tempo. Ora, facci un saluto.


Grazie ancora per il tuo invito. Ci vediamo su Marte!

Gli episodi di "Deserto rosso" sono disponibili in Italia su Amazon, inMondadori, Kobo, iTunes e Google Play.
Di seguito, i link di Amazon:

Deserto rosso - Nemico invisibile

Rita Carla Francesca Monticelli vi aspetta sul suo sito  www.anakina.net.

mercoledì 7 agosto 2013

La sezione aurea e il suo uso

Uno dei personaggi del mio romanzo si è appena imbattuto in un articolo su "phi", un articolo che, naturalmente, mi sono dovuto inventare. Beh, se a qualcuno per caso interessa, ecco a voi. Ricordate, è un articolo, non un racconto. Spero che vi piaccia e, se è poco comprensibile, non esitate a dirmelo. Ho cercato di riassumere molte cose, forse omettendone altre essenziali. Come sempre, aspettatevi di vedere i refusi che io ormai non riesco più a vedere.


La sezione aurea e il suo uso
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ɸ (phi), il numero divino o porzione divina, la sezione aurea, rapporto aureo o numero aureo, costante di Fidia e il legame con Fibonacci. Comunque lo si chiami o con ogni cosa lo si colleghi, si tratta pur sempre di un numero, cioè un semplice concetto astratto. Nulla di tangibile attraverso i sensi, quindi nulla di sensazionale. Il numero, inteso come concetto, è la base di quel ramo della logica chiamato matematica, che a volte si confonde con la logica stessa. Altro concetto astratto. A sua volta, la matematica espande la sua tela in angoli remoti, come aritmetica, geometria, trigonometria e altre camere che per alcuni resteranno sempre buie. Si costruiscono così le basi per la fisica, o per la chimica. Si studiano gli elementi, gli atomi, le molecole, il comportamento degli oggetti, degli umani, delle macchine, dei pianeti, delle stelle e delle galassie. E tutto grazie a – o a causa di – un numero.

Ora invece, inizia a esserci un che di sensazionale: vediamo le stelle, odori chimici o semplicemente naturali ci invadono le narici, i denti tritano cibo che poi gustiamo, sentiamo suoni e altre vibrazioni, sentiamo l'attrazione gravitazionale del pianeta, possiamo toccare il nostro pianeta. Tutta la natura. È ovvio che ora abbiamo raggiunto il tangibile, sempre che non si prenda il termine natura come un altro concetto astratto.

Ma non è grazie a ɸ che siamo in grado di studiare le leggi della natura. È un numero irrazionale e questo non basta per avere l'intera matematica e quindi il resto della scienza. Servono sicuramente almeno altri numeri ancora, certe regole, qualche assioma, qualche teorema, formule, costanti, figure, operazioni. E di sicuro qualcos'altro ancora. Il punto è che, la sezione aurea, benché per alcuni rappresenti la natura con tutto ciò che il termine include, è solo uno dei tanti numeri. Allora perché etichettarlo? E soprattutto, perché chiamarlo divino? Avrà sicuramente qualche proprietà degna di questo nome così importante. Divino. Aureo.

Sembra che la sua storia parta dalla vecchia scuola pitagorica, anche se nessuno sa con certezza se prima fosse o meno conosciuto. Uno dei discepoli di Pitagora però, ne diede la definizione, perciò pare che spetti a lui la scoperta, che, precisiamo, si chiama scoperta perché c'era anche prima e nessuno ha inventato il rapporto aureo. Ci saranno delle obbiezioni su questo punto, poiché i numeri stessi sono stati inventati dall'uomo, almeno secondo la stragrande maggioranza delle persone, ma questa è un'altra storia. Precisiamo quindi: Ippaso di Metaponto, il discepolo che ha scoperto la proporzione divina e le sue caratteristiche, di sicuro non l'ha inventata. Poiché, tra le tante cose, ɸ è connesso anche al pentagono con i suoi cinque lati (i pitagorici associavano al numero 5 un'aura magica), rimasero affascinati di fronte a questo rapporto e le sue proprietà, nonostante fossero ancora all'oscuro della gran parte delle caratteristiche del numero.

E già qui la natura interviene. Senza entrare in dettagli matematici per spiegare il collegamento di ɸ con il pentagono (fidatevi, è così), diciamo solo che lati, diagonali e un gran numero di segmenti si trovano in questo rapporto fra loro, ovvero ɸ (il valore nel sottotitolo). Ora, per far entrare in scena qualche essere vivente, basta pensare a qualcosa che in natura abbia la forma del pentagono o della stella a cinque punte. Magari anche una semplice foglia. Oppure, la stella marina, per esempio, ha le proporzioni che ha e sono riconducibili al rapporto ɸ.

Per chi non lo sapesse, la relazione della serie di Fibonacci con la sezione aurea è semplice: il limite della successione del rapporto fra numeri consecutivi è appunto ɸ. In pratica, prendendo due numeri consecutivi della successione di Fibonacci e rapportandoli tra loro, avremo un numero che si avvicina al nostro, sempre di più man mano che si procede nella famosa successione. Ora che abbiamo fatto il collegamento, possiamo menzionare alcuni riscontri che abbiamo in natura, come per esempio la riproduzione dei conigli, che, in condizioni ottimali, sembra che segua parola per parola (o forse numero per numero) quello che Fibonacci ha detto. Prendendo una copia di conigli, osserviamo che, andando mese per mese, avremo prima la stessa copia, il mese successivo ne avremo due, il mese successivo ancora tre, quello dopo cinque, quello dopo ancora otto copie di conigli... Come la successione: 1 1 2 3 5 8 13 21...

Possiamo menzionare anche altri riscontri in natura con il nostro numero e la successione. Elenchiamo quelli più “famosi”: l'albero genealogico dei fuchi, le spirali delle conchiglie e i vari esempi in botanica.
Ma non è grazie ai pitagorici che molti attribuiscono l'aggettivo divino a questo numero. Sembra che parti del nostro corpo siano in rapporto ɸ tra di loro. Attingendo alla definizione di questo rapporto (il rapporto fra due lunghezze disuguali, delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due, nonché il rapporto tra la lunghezza minore e la loro differenza) possiamo trovare innumerevoli esempi della sezione in molte materie, come per esempio la botanica (la disposizione geometrica delle foglie di molte piante), la biologia (la spirale di molte conchiglie e, collegando la successione di Fibonacci, la riproduzione di alcuni animali), come abbiamo appena detto. Non stiamo qui però a elencare tutti gli esempi. Ci sono e lo sappiamo. La domanda è: perché? Perché tanti esempi?
Molti non sanno nemmeno della loro esistenza e non conoscono nemmeno questo rapporto e le sue fantastiche caratteristiche (anche se persino Paperino nel mondo della Matemagica insegna ai bambini dove si possa trovare la sezione aurea in natura e in architettura), mentre invece per altri rappresenta una ragione di vita e lo studiano facendo esperimenti, che siano scientifici o artistici.

A proposito di questi ultimi, sappiamo anche che molti pittori hanno usato questo rapporto (in particolare il rettangolo aureo, che non è altro che un rettangolo i cui lati sono in rapporto ɸ tra loro oppure la spirale aurea e l'occhio di Dio verso cui tende). Uno di questi artisti, per parlare di uno dei più famosi, è sicuramente Leonardo da Vinci.

Passando ad un'altra forma d'arte, possiamo collegare anche la musica con alcuni principi matematici, e, (perché no?), con la proporzione divina. Per esempio, molti sostengono che l'armonioso suono del violino dipenda soprattutto dalla forma della propria cassa, e fin qui non ci piove. Tuttavia, il centro di curvatura dell'arco che costituisce la base dev'essere in posizione aurea con la lunghezza dell'intero strumento per avere un suono melodioso.

Abbiamo quindi stabilito che ci sono esempi anche al di fuori della natura. Mettiamo in pratica la proporzione divina per trasformare un dipinto in un'opera d'arte, una canzone in sinfonia, un edificio in monumento... Ma perché esiste anche in natura? Non siamo noi a costruire la vegetazione sulla terra e quindi non ci serviamo di questo numero divino per farcela piacere. Tanto meno mettiamo al mondo animali proporzionati con l'intento preciso di ammirarli per la loro estetica. Nonostante ciò, animali e vegetali hanno sempre avuto un'armonia nella forma, anche prima che arrivasse l'uomo e la chiamasse in un modo o nell'altro. Allora perché questo numero c'è?
Semplice. Il rapporto non viene usato da nessun animale. Nessuna pianta cresce pensando: Ehi, manteniamo una certa proporzione, così affasciniamo l'uomo. Oppure sì?


Quello che bisogna dire, senza dare una vera e propria risposta, è che esseri animali (compresi gli umani) o esseri vegetali, cristalli e minerali... e quello che molti definirebbero natura, non usano il numero ɸ per mantenere le proporzioni, ma siamo noi che usiamo questo rapporto per osservare (e forse comprendere) la natura.

martedì 6 agosto 2013

Intervista a Mirco Mazzini, autore di "Corri ragazzo, vai..."

Oggi è il turno di Mirco Mazzini, autore di "Corri ragazzo, vai...", un libro che ho letto volentieri e per questo lo vorrei proporre anche a voi. Per farvi un'idea del romanzo, ecco la sinossi:

Il Mago e il suo amico Willy hanno percorso insieme quasi tutti i momenti essenziali delle loro vite, dall'infanzia all'adolescenza. Una costante: Bologna, il piccolo-grande centro del loro Mondo. Le cose, il lavoro, le famiglie (con tutti i loro colori!) hanno inevitabilmente incanalato le loro strade su binari paralleli, solo a tratti disposti a rinnegarsi per convergere. Ma un lutto, una promessa, un impegno da rispettare e una verità da cercare porta Willy, sosia del mitico Orzowey, a dover partire veramente verso nuove terre. E stavolta, il nostro Orzo trascina l'amico, per forza o per amore, staccandolo da radici e abitudini e dando inizio all'avventura. Un'avventura grondante però di nostalgie, di curiosità e della lenta presa di coscienza di sé. Un viaggio nello spazio e in nuovi spazi, che è anche un viaggio nel tempo, nei nostri tempi, nel ricordo e nel ritorno alle tante origini che ci danno forma. E in questo viaggio lontano da casa ma che "profuma" comunque di casa, si respirano brezze caraibiche, si scorgono le nuvole del Messico, si incrociano nuovi sguardi e antiche verità. E poi il ritorno...


E ora passiamo all'autore.

Mirco Mazzini, benvenuto nel mio nuovo e piccolo mondo. Ti piace?

Molto, senza retorica e senza complimenti gratuiti. Mi piace l’alternanza di argomenti: i tuoi racconti mixati alle interviste agli autori. E‘ un contenitore di parole variegato.


Parlaci un po' di te, prima di tutto. Cosa ti piace scrivere e come hai iniziato ad alimentare questa passione?

Scrivo da sempre, fin da ragazzo e, magari la qualità è quella che è…ma ammetto che mi riesce con sostanziale facilità. Forse proprio perché mi piace farlo. Magari avrei dovuto capirlo prima ed impegnarmi un po’ senza aspettare di essere over quaranta. Da ragazzo ero propenso alla fantascienza e ai gialli ma ora mi piace la narrativa in senso generale, in particolare i racconti che hanno il pregio (a volte sfidante) di concentrare in spazi ridotti piccoli/grandi Universi. Anche se la “svolta” nel pubblicare qualcosa di concreto me l’ha data la silloge di poesie “Sotto la corteccia”.

Quali sono i tuoi autori preferiti o quelli che ti hanno ispirato la strada della scrittura?

Premesso che vorrei poter leggere di più, avrei molti autori da citare (qualche classico come Pirandello o il mio favorito “reporter del Centroamerica” Pino Cacucci) ma sopra di tutti, senza dubbio, Niccolò Ammaniti. E’ l’unico autore di cui ho letto (e spesso riletto) ogni riga.


Parliamo del tuo libro: Come hai iniziato a scriverlo, cosa ti ha ispirato e, soprattutto, di cosa si tratta? 

Il romanzo è un viaggio: orizzontale negli spazi e verticale nel tempo. Il viaggio in senso letterale dei due protagonisti diventa “la scusa” per attraversare il tempo dei ricordi fino agli anni settanta che sono un po’ la radice, l’infanzia o l’adolescenza delle generazioni oggi adulte. L’ispirazione primaria è nata da un paio di viaggi proprio nei luoghi in cui è ambientata parte della vicenda (Cuba e Messico) ma anche l’ispirazione ha preso “a pretesto” questo movimento verso nuovi spazi per esprimere ciò che più mi ha esaltato: narrare un’epoca che viviamo in tanti con profonda e positiva nostalgia. E’ una storia di recuperi, andate e ritorni, amicizia…ma a mio avviso soprattutto nostalgia.
Dopo averlo pensato, abbozzato e infine scritto ho rischiato, come molti esordienti di avere un manoscritto da chiudere in un cassetto poi ho incontrato una Casa Editrice modesta, locale, ma molto affine al sottoscritto e ci siamo piaciuti a vicenda…tanto da riuscire ad evitare canali di pura auto pubblicazione, sostituiti da vera e onesta collaborazione.

Qual è il personaggio creato da te che più ti piace?

Escluderei i due protagonisti per concentrarmi su alcune “macchiette” caratteristiche dei ricordi che affiorano nella memoria del narrante: “caratteristi di quartiere” figli dell’invenzione ma tipici della mia città: Bologna.

Mago è il soprannome del tuo protagonista. La sua personalità rispecchia la tua?

Mi piace disconoscere riferimenti autobiografici…ma chi mi conosce non si fa ingannare: è innegabile che in quel personaggio ci sia un po’ la mia vita, volutamente dissimulata dalla finzione “scenica” ma che affiora spesso e volentieri.

Nel libro nomini spesso Orzowey, di cui Willy è il sosia. Come mai questa decisione?

Il romanzo è... evocativo. Ed il titolo (e il nome del co-protagonista) non potevano che esserne l’emblema. Tu sei giovane ma se canticchi a un trenta/quarantenne/cinquantenne “Corri ragazzo vai.” hai molte probabilità di farli pensare ad Orzowey. Il telefilm nella fattispecie non era magari tra i migliori, ma la sigla... questo nome esotico…sono un simbolo.

Le descrizioni dei luoghi sono molto ben dettagliate, tanto che un lettore potrebbe pensare che lì hai visitato di persona. E' così?

Alcuni sì. Altri traggono spunto da qualcosa di visto con gli occhi ma poi regalato alla penna.

Hai intenzione di scrivere o stai scrivendo altro?

Oltre a cose estemporanee: qualche racconto, un editoriale periodico di taglio sportivo e ho in mente (per ora in testa e su qualche brogliaccio) un romanzo. Trama, personaggi, vicenda e dettagli sono pronti ma…è come se aspettassi che abbia voglia di uscire. Vedremo…


Passiamo ad altro. Ultimamente, molti affermano che il libro digitale è il futuro. Pro o contro?

Bella domanda! Da un lato fatico a pensare che si possa rinunciare alla poesia che racchiude un classico libro cartaceo che puoi toccare, sfogliare, ascoltare nel fruscio, annusare o magari acquistare e metterlo nella libreria riservandoti di leggerlo chissà quando. Dall’altro credo che sarebbe presuntuoso e anacronistico voler arginare il nuovo che avanza… Magari ci aspetta un periodo di transizione in cui avremo entrambe le soluzioni a seconda delle situazioni.

Pensi che l'ebook sia un'alternativa di lettura “verde”?

Anche quest’aspetto è importante, perché no…Penso che il Mondo e la Natura meriterebbero un rispetto “a prescindere”…come diceva Totò.

Con le comunicazioni e il web sempre in espansione, sono usciti allo scoperto molti scrittori e autori, che spesso si danno al self-publishing per farsi conoscere. Credi che questi rovini o rinforzi l'immagine dello scrittore?

Oneri e onori dell’evoluzione! Vale un po’ il discorso di prima. D’altronde il Web è uno spazio aperto, infinito, pieno di finestre spalancate. Non lo si può che accettare così come è correndo il rischio di una scarsa (e illogica) selezione. Sta poi nei fruitori (nei lettori, in questo caso) saper scegliere e valutare cosa merita e cosa meno. Mi rendo conto che pur “tradizionalista” quale mi considero…riesci a farmi dire cose sostanzialmente “progressiste”. Diavolo di un intervistatore!

Pubblicando da soli, bypassando l'editore, molti vedono i propri sogni realizzarsi. A tal proposito, cos'è, secondo te, un sogno? Quello di fare l'autore self-publishing è un sogno realizzato?

Non necessariamente. Può essere uno strumento, un mezzo alternativo per realizzare un sogno. Meglio avere qualche strumento in più ma non è detto che si debbano sconfessare gli altri.

Quando uno scrittore si può definire tale?

Secondo me: sempre, quando scrive. Non sarà un professionista…potrà non essere famoso. Ma anche in una cartolina (qualcuno scrive ancora cartoline?) o in un biglietto d’auguri o una lettera d’amore…ci si mette qualcosa di proprio. Si crea.. e si è maestri, per un istante, della propria opera.


Okay. Ora sei su un'isola deserta in attesa dei soccorsi. Che libro vorresti avere tra le mani?

Forse uno mai letto o magari uno preferito per rileggerlo di nuovo. Magari il mio… o un manuale di sopravvivenza. Farei anche senza un libro: l’importante è che si sia qualcosa di simile a carta e penna per scriverne uno.

Oltre alla scrittura e alla lettura, quali sono le tue passioni?

Gestire i miei tre figli è una passione? Per me si… Poi amo il calcio, tifo Bologna e ne seguo ogni sfumatura. Mi piace anche la musica ma sono molto ancorato a quella dei cantautori italiani.

Quindi, se fossi un insegnante, cosa insegneresti?

Mi piacerebbe insegnare. E’ un piccolo rimpianto… Sicuramente una materia umanistica più che tecnica: Filosofia, Italiano, Letteratura…al massimo, come scienza, mi piacerebbe l’Astronomia.


Dai un consiglio agli scrittori esordienti.

Scrivere sempre e leggere molto. Scrivere per se... per la propria memoria…per gli amici…per chi chiunque abbia voglia di leggere. E provare a proporsi senza avere velleità di pubblicare. Al massimo una piccola speranza ma da tenere sopita. Puoi sognare di giocare la Coppa dei Campioni, ma se ti piace giocare a calcio devi pensare ad allenarti, a migliorare, a trovare intanto posto nella squadra del cortile…


I primi tre valori che ti vengono in mente.

Disponibilità. Positività. Poi qualche anno fa avrei detto “Coraggio” ora mi pare più appropriato “Resistenza”.


Cos'è la felicità?

Più passano gli anni più penso che catalogarla in stereotipi sia un errore…e se cerco la mia la trovo sempre più spesso in cose (apparentemente) piccole, semplici anche fugaci. La felicità è un attimo…e la vita non è che un susseguirsi di attimi.


Da Marina Paolucci: Visto che il titolo e l’immagine che hai scelto per la copertina sono un palese “invito a spiccare il volo”; tu dove vorresti correre nel tuo futuro e con quali aspettative?

Il futuro è un mistero. Quando ci penso, non so perché mi viene la ricerca dell’infinito, dell’eternità; e mi viene anche in mente Lucio Dalla, forse perché le sue canzoni ne erano pregne; forse perché pareva averlo capito, esorcizzato… Allora, parafrasando una suo pezzetto di canzone:
all'eterno ci ho già pensato è eterno anche un minuto, ogni bacio ricevuto dalla gente che ho amato

Grazie per il tuo tempo Mirco Mazzini. Ora, facci un saluto.


Grazie a te, Alex. Grazie per la compagnia. E grazie a chi vorrà leggere la nostra chiacchierata…e come si dice: Hasta Luego!

domenica 4 agosto 2013

Meriti di pubblicare, ma non meriti di vendere...

Mi sono appena guardato un film sul merito e la sua assenza in molti casi. Ho fatto subito il collegamento con le famose EAP, editrici a pagamento, non per un motivo in particolare. Naturalmente, se una casa editrice viene pagata per pubblicare un libro, è logico che il merito c'entra poco: se sei bravo e se sei un fallito nella scrittura, il tuo manoscritto sarà comunque stampato con una bella copertina e con il tuo nome scritto sopra, et voila, il sogno si è avverato. Beh, ci sono cascato anche io, circa due anni fa, quando ancora non conoscevo il termine EAP, proprio per il motivo di sopra. Dopo vari contratti letti, secondo i quali potevo diventare scrittore solamente grazie a una firma (e naturalmente alla grossa somma sborsata), ne trovai uno sulle mani che mi "agevolava" il pagamento, non tanto irraggiungibile economicamente.

Ma non è finita qui. Da ragazzino che ero (tranquilli, lo sono tuttora), naturalmente pensavo che una volta pubblicato un libro (si tratta di una raccolta di racconti) sarei diventato "qualcuno", come si suol dire, e questo qualcuno avrebbe potuto dare un bel futuro stabile alla famiglia che cercavo di mettere in piedi all'epoca. Indovinate! Nulla di tutto questo è successo. E ora che ci penso, nemmeno qui il merito c'entra, o almeno credo: se sei bravo o uno scrittore fallito, il tuo libro non venderà. Perché? Perché la maggior parte delle EAP ("la maggior parte" = beneficio del dubbio) non pubblicano il libro o, se lo fanno, non lo promuovono.

So che queste cose sono state dette svariate volte, ma mi è venuto di scrivere questo pensiero e l'ho fatto. Le EAP banalizzano il merito ben due volte!

giovedì 1 agosto 2013

La Terra chiama tutti a sé, perché dalla Terra sono venuti...

Vi propongo un altro estratto del mio romanzo in corso, sperando che sia di vostro gradimento. Lo scopo è quello di capire se, grazie a questo breve testo, riuscirò a suscitare la dovuta curiosità, ovviamente, ma anche di ottenere consigli su eventuali incongruenze ed errori.
Il personaggio rientra tra quelli speciali, se mi passate il termine. Per comprendere meglio l'estratto, posso dirvi che ha un ché di mistico, ma nulla di più.
Buona Lettura!

...
Osserva. Anche questa porta è trasparente, fatta di sabbia trasformata in vetro. Anche questa si apre descrivendo un arco, ma verso l'esterno. L'interno è ancora visibile: la sala d'ingresso è vuota. Non c'è nessuno dentro la biblioteca, ma lui non lo sa. Tra la porta e lo stipite, il pacchetto di sigarette.
Entra.
L'allarme resta in silenzio.
Non sa cosa siano, ma vede molti annunci, alcuni dei quali simili ai volantini che ha trovato a Salonicco. Qui sono più grandi. Arthur Allemann e Il Potere degli Uomini. Sui grossi fogli ci sono tutte le informazioni, anche il piano e la sala dove si terrà la conferenza dello scrittore, ma lui non lo sa. Non capisce.
Si guarda per qualche istante intorno. L'edificio è delimitato dal cemento. Forze descrivono il motivo per cui si regge e non cadde su se stesso. La gravità trascina tutto il materiale verso il basso, pilastri e muri portanti impediscono la caduta e sostengono i pavimenti, i pavimenti sostengono armadi e altri mobili, mobili sostengono oggetti...
Alla sua destra vede due porte di metallo. Si avvicina. Sulla parete adiacente si trovano vari pulsanti. Ne preme uno e chiama... l'ascensore. Corde e contrappesi fanno scendere la cabina lentamente, schede di circuiti elettronici la fanno fermare dove richiesto. Le porte di metallo si aprono.
Entra.
Altri pulsanti, che indicano altri piani, più in alto.
Gli accarezza uno per uno, leggendo senza capire formule che appaiono in sovrapposizione. La sua vista descrive più realtà, ma non capisce. Emozioni indefinite esplodono dentro di lui... Preme uno dei pulsanti e si accende.
La cabina sale e si ferma al primo piano. Cammina. Un paio di corridoi. Stanze e aule. Molti libri. Alcuni computer. Un paio di pubblicità vistose. Tavoli e sedie sparse.
Su una delle porte c'è l'annuncio di prima. Il Potere degli Uomini.
Entra.
La sala è grande, molte sedie. Una parete bianca in attesa di una proiezione. Alcuni libri sopra una scrivania. Nulla di tutto ciò lo entusiasta.
Ma tutto ciò ha una propria regola, un proprio perché. Soprattutto, c'è una formula comune a tutto.
Forza gravitazionale.
La Terra chiama tutti gli oggetti a sé, perché dalla Terra sono venuti.
Le sedie sono alberi tagliati e modellati, le persiane chiuse sono minerali rivestiti di petrolio, i muri sono rocce frantumate...
La Terra chiama tutti a sé...
Non osserva la sala, non guarda i libri, non tocca le sedie.
Va alla scrivania. Sopra, in maniera del tutto disordinata, ci sono alcuni documenti stampati, un paio di matite e qualche penna. Non conosce il loro uso, non sa cosa siano. Prosegue, arrivando in fondo alla sala. Sul muro bianco spicca il blu di una porta a destra e, come le equazioni che la descrivono, si differenzia dal resto della formula. La apre. Dentro è buio, o meglio, la quasi totale assenza di fotoni rende gli oggetti all'interno difficilmente visibili, ma lui non se ne preoccupa, perché non sa cosa voglia dire luce. Entra deciso ed esce quasi subito, portando dentro la sala della conferenza una scala di alluminio e... una scatola. Una cassetta degli attrezzi, utile per preparare il necessario per l'evento di quella sera. Il Potere degli Uomini. La poggia sul pavimento che impedisce la caduta fino al suolo da cui emerge l'intera biblioteca. L'equazione fluttua nell'aria attorno alla cassetta, ma lui non sa cosa significhi. La apre.
Dentro, decine di utensili. Un... cacciavite... e un... martello attirano la sua attenzione. Li prende sulle mani e gira il capo verso il soffitto, sul quale agiscono forze gravitazionali. Stringe nella mano gli utensili, prende la scala di alluminio e la posiziona in un punto preciso. Sale, contrastando la formula.
La Terra chiama tutti.
Si avvicina al soffitto tanto da accarezzarlo. Le scritte galleggianti evidenziano diversi punti sensibili nello strato di malta e cemento di due centimetri. Si ferma con le dita su uno di questi. C'è una crepa. La formula di prima levita davanti ai suoi occhi.
La Terra chiama tutti...
Mette il cacciavite nella microfessura e lo colpisce con il martello. La formula vibra, se pur di poco. Un altro colpo. Un'altra vibrazione. La scritta invisibile cambia alcuni valori. All'equazione si aggiunge una variabile.
Scende dalla scala e la posiziona da un'altra parte. Sale e accarezza il soffitto. Un'altra piccola fenditura. Un altro colpo. La formula cambia. Un altro colpo.
Cambia di nuovo posizione. Osserva, tocca, sente, ma non capisce. Un altro colpo. La formula s'indebolisce. Un altro colpo.
Colpi su colpi.
Il soffitto... è cambiato.
La Terra chiama tutti a sé...
La forza gravitazionale è ancora contrastata, ma di poco.
Si dirige verso la finestra. La apre. Le apre tutte. Finestre e persiane. L'aria fuori è umida.
La sala s'invade di luce, ma questa non pesa e non aiuta la Terra... Non in quel compito. Dovrà aspettare la sera, quando pioverà...
Rimette scala e attrezzi nello sgabuzzino di prima e chiude la porta blu. Esce dalla sala.
Arriva all'ascensore di prima che lo porta al piano di sopra. Si dirige verso un'altra stanza ancora e la trova subito, anche se non è mai stato in quella biblioteca. Senza indugiare, entra. Questa volta osserva il pavimento: sotto a questo c'è il soffitto di prima e lo strato di malta e cemento. Al centro, l'umidità dovuta a tubature e impianti malandati. Queste aiuteranno la Terra.
Cammina lungo il perimetro della stanza e apre tutte le finestre.
Si guarda di nuovo intorno, senza osservare la stanza o gli oggetti all'interno, ma notando che le scritte invisibili sono cambiate. Se ne va, perché pioverà...

La Terra chiama tutti gli oggetti a sé, perché dalla Terra sono venuti.
...