martedì 30 luglio 2013

Andrea Leonelli - Penombre

Andrea Leonelli, con la silloge Penombre, attraversa il ponte esistente tra lui e il lettore giungendo a destinazione. È in grado di far percepire, in ogni verso, il suo piacere e il suo pensare, le sue idee e le sue visioni, i suoi misteri e i suoi deliri, quelle pene, non dimesse, né sottomesse, ma volte a innalzarsi oltre il destino, doloroso e brutale, rappresentato dalla solitudine. E lo sublima con il suo desiderio di percorrere una strada nella quale è alla ricerca di un equilibrio interiore, in contrasto con la drammaticità intrinseca nel significato delle parole. Le luci e le ombre dell’Essere che vive si intrecciano nel luogo in cui si creano le penombre.
Per il lettore sarà come entrare nel proprio mondo interiore da una porta di accesso diversa,
permettendogli di vivere un’esperienza unica tramite la lettura dei versi di qualità creati da Andrea Leonelli, versi che non lo lasceranno indifferente, ma, anzi, lo porteranno a momenti di intensa riflessione sull’esistenza e sul significato stesso della vita.

dalla prefazione di Elisabetta Bagli

Penombre

Editore: ArteMuse Editrice / Gruppo Editoriale D and M
Formato: Brossura 90 pagine
Collana: Castalide
ISBN: 8898410174
Anno di pubblicazione: 2013
Prezzo: € 12.90
Link: http://www.twinsgroup.it/twinsstore/libri/101-andrea-leonelli-penombre.html





Sull'autore


In tenera età viene condotto nel Mugello dove la sua famiglia si trasferisce e in questa località toscana cresce e risiede fino ai 30 anni. Qua compie i suoi studi fino a diventare infermiere con il “vecchio ordinamento”.Inizia a lavorare a 21 anni in settori eterogenei dell’assistenza: dalla medicina alla psichiatria al pronto soccorso per poi approdare, nel 2000, in rianimazione, per la quale nutre oggi una specie di “tenera affezione”.
Nel 2001 si trasferisce a Faenza. Al momento ha esperienze di lavoro nelle rianimazioni di tre diversi ospedali, oltre a svolgere anche attività di insegnamento e prodursi come relatore in alcuni corsi d’aggiornamento.
Nel 2010 ha un infarto che lo lascia senza effetti residui a livello fisico, ma che ne cambia profondamente la visione della vita.

Da quel momento inizia a scrivere le sue composizioni poetiche e di prosa.
Partecipa a diversi concorsi ottenendo alcuni riconoscimenti, l’ultimo dei quali è il Premio della critica al Primo Concorso Internazionale di Poesia “Quelli che a Monteverde”.
Viene incluso in molte antologie sia di poesia che di racconti e nel 2011 autopubblica con la sua prima raccolta, La selezione colpevole. Nel 2012 esce, in formato digitale, la seconda raccolta, Consumando i giorni con sguardi diversi.
È giudice nel concorso di poesia “Bagliori Cosmici”, nel “Concorso Internazionale di poesia Liber@rte 2013”, nonché della “Prima Ragunanza del 28 aprile 2013 di letture poetiche”.
Nel 2013 approda infine al Gruppo Editoriale D and M, nella divisione ArteMuse.

domenica 28 luglio 2013

Sabrin versus Cromot in fase di correzione. Il primo capitolo

Finito di correggere (credo) il primo capitolo di Sabrin versus Cromot. Se trovate altri refusi, siete pregati di segnalarli.
Tratta sempre di demoni, ma vi posso assicurare che questi non hanno nulla a che fare con l'essere presente in BITE - Forze invisibili. Questi sono demoni dell'inferno, anche se non li definirei cattolici.
Posto qui il capitolo come anteprima dell'intero racconto. 

Sabrin versus Cromot - capitolo 1

L'intero edificio iniziò a tremare, anche se non me ne accorsi subito: ero stordito e avevo le idee confuse. Riuscii poi a notare le pareti bianchissime che vibravano e una polvere leggera che cadeva sul pavimento, in segno di perdita, in segno di pericolo. Quando vidi crollare anche qualche lampadario, cominciai veramente a preoccuparmi. Mi allarmai ulteriormente quando un paio di librerie verticali non resistettero più alle forti vibrazioni e molti volumi vennero come sputati lentamente sul pavimento, quasi come se fossero i denti di una mascella fratturata, per poi finire sotto i mobili su cui erano appoggiati. In breve tempo, l'aula traballava come se un terremoto avesse colpito l'intera struttura. Dovevo darmi una mossa se volevo uscirne vivo.
Il demone davanti a me non sembrava preoccupato e non dava l'impressione di voler smettere di smantellare l’abitazione. A dispetto degli sforzi che avevo compiuto, non presentava nessuna ferita e non riuscii a scorgere nemmeno un minimo segno di fatica in lui. Sembrava piuttosto divertito.
Io invece ero distrutto; in senso figurato intendo. Avevo il fiatone, il cuore che mi pulsava a mille ed ero ferito, anche se non gravemente. Durante il combattimento non ero riuscito a notare nessun punto debole della creatura, la quale invece aveva capito le mie fragilità, sfruttandole senza darmi tregua.
Ora il combattimento era finito, o per lo meno sospeso, ma il problema era un altro. Mentre stavo disteso sul pavimento a riprendermi dall’intontimento e a lamentarmi per le fitte di dolore che attraversavano quasi ogni particella del mio corpo, quella specie di toro alato voleva farmi crollare addosso l’intera struttura, senza preoccuparsi di fare la mia stessa fine, ovvero rimanere intrappolato sotto le macerie. Forse era convinto di uscirne comunque vivo, a differenza di me.
Come sconfiggere un enorme bovino provvisto di ali, che sembrava non avere paura di una probabile morte? Dopo tanti tentativi, non ero capace di darmi una risposta. Feci così l’unica cosa che mi venne in mente. Scappai.
Iniziai a correre in cerca di una via d’uscita, senza dare troppo peso al dolore che ogni tanto si faceva vivo. Mi risparmiai la fatica di guardarmi indietro per capire se Cromot – il demone in questione – m’inseguiva; sapevo benissimo che la bestia mi stava alle calcagna. Di solito sono molto veloce, ma ero esausto e non riuscivo ad allargare la breve distanza che ci separava. Cromot mi stava dietro, continuando a percuotere pareti e travi con le mani – o meglio con gli arti anteriori che terminavano con cinque dita deformi – e calciando il pavimento a ogni passo che faceva. Il rumore che i suoi colpi emetteva mi rimbombava nei timpani, come un brutto ritornello da cui volevo fuggire.
Il piano – se non tutto l'edificio – in cui ci trovavamo era deserto e potevo immaginare il perché. Bestie come il demone brulicavano in tutta Roma e nella maggior parte dei casi erano innocue per i civili, ma nessun essere umano si fermava a contemplare una simile aggressività di una di queste. Beh, tanto meglio: nessuna damigella strillante o finti eroi in giro. Facevo già fatica a tenere a bada Cromot senza alcun impiccio tra i piedi.
Tenere a bada... Solo una frase fatta, ovviamente. La rincorsa del toro alato ebbe in breve tempo fine. Quando mi raggiunse, mi diede uno schiaffo col dorso del palmo, scaraventandomi di lato. Il colpo fu abbastanza forte da sollevarmi, per poi farmi atterrare contro una robusta scrivania di legno massiccio. La scrivania traslò sul pavimento di circa un metro, ma rimase intatta e, soprattutto, non sentì nessun dolore a differenza di me. Mi torcigliai per qualche istante. Vedendo Cromot venire verso di me, provai ad alzarmi senza grandi risultati. Non che non ne fossi in grado. Il problema era il demone che mi saltò sopra, procurandomi un ulteriore dolore. Sembrava la sua specialità.
Era molto più grosso e più potente di me, questo era evidente. Se aveva qualche potere straordinario, non lo aveva nemmeno usato, almeno non per ora: gli bastava la pura forza fisica per mettermi in difficoltà e oltre. E il suo peso... beh, non era da poco e ne sentii ogni milligrammo sul mio povero corpicino. Ero totalmente schiacciato e questo non mi aiutava. Non ero riuscito ad attingere alle mie capacità durante il combattimento, poiché non mi aveva mai dato tregua: figuriamoci se riuscivo a usarle con il bestione sopra di me!
Cercai in tutti i modi di levarmelo di dosso mentre la respirazione veniva meno. Dopo un po' si spostò. Ne rimasi sorpreso, ma non restai nella meraviglia a lungo, bensì approfittai del momento e sguainai da sotto il suo peso elevato. Capii successivamente che, in realtà, Cromot non era del tutto sicuro di essermi atterrato sopra e per questo si mise a girare intorno per cercarmi. Sapevo di non avere una grande stazza, ma non ero nemmeno un fagiolo. Come aveva fatto il toro a non sentirmi sotto di sé?
Ovviamente, non mi soffermai a pensare e me la diedi a gambe. Nonostante fossi ridotto peggio di prima, questa volta riuscii ad attingere all'adrenalina e alle forze rimaste per essere più veloce.
Trovai quella che speravo fosse la mia salvezza quando svoltai in un corridoio più stretto. Vidi che in fondo mi aspettava una finestra, attraverso la quale il sole m’invitava a lui. Sapevo che c’era la possibilità di essere seguito anche fuori dall’edificio, ma ci dovevo provare. Inoltre, all’esterno avevo maggiore libertà di movimento.

Continuai quindi a correre. Ancora una decina di metri… La distanza tra me e la creatura diventò invece molto più piccola, tanto che sentii – o immaginai di sentire – il suo respiro sulla mia nuca. Era comunque più veloce di me, ma dovevo farcela. Il rumore dei suoi passi divenne più chiaro, più vicino. Troppo vicino… Fece un gesto come per abbracciarmi… Saltai verso la mia debole speranza, oltrepassando la finestra, precipitai per un paio di secondi, dopo di che schiusi le mie ali dalle punte rosse, volando verso quella che poteva essere un po’ di pace.

venerdì 26 luglio 2013

Il sogno di un albero, un racconto "particolare"

Questi capitoli sono il primo e il quinto di un mio racconto definito da molti "particolare", che di particolare non ha niente, se non che è l'unica cosa che sia mai riuscito a scrivere in una sola notte. L'intero testo è composta da nove capitoli più o meno lunghi come questi, quindi non è poi una grande impresa, ma Albert mi rappresenta un po', perciò ci tengo. Per questo volevo comunque avere qualche altra opinione in merito, quindi, fatevi avanti.


Il sogno di un albero

Capitolo uno

C’era una volta, non tanto tempo fa… Che cosa ci poteva essere? Un principe? Troppo classico. Una principessa? Non cambia niente. E se ci fosse stato un albero? Un albero, sì. Tutti narrano grandi storie, grandi gialli, narrano famose leggende o sviluppano un trama ben creato, e in tutte queste storie, e nella maggior parte dei libri, le persone sono i protagonisti. A volte ci sono i cani o altri animali, o altre creature fantastiche, ma le piante? Perché le piante sono così poco importanti nelle storie? Sono la nostra fonte di ossigeno, diamo loro un po’ di importanza… alle piante.
Quindi, per la seconda volta, c’era una volta, non tanto tempo fa, un albero. Un gran bel albero. Pieno di frutti e di verdi foglie. Foglie gradi e larghe, per facilitare la fotosintesi. Aveva i suoi vantaggi, l’albero. Quest’albero aveva un suo nome, nel mondo delle piante.
E adesso come lo chiamo, l’albero? Un nome di pianta, voglio sperare. Si chiamava Albert, l’albero. Albert? Albert.

Albert stava fermo ogni giorno e ogni notte, non si muoveva di un centimetro… lui cercava di spostare i suoi rami, o le foglie, ma era tutto inutile. Voleva arrivare lontano, lui. Peccato che avesse le radici, in quel bosco. Un bel bosco. Ma voleva vedere anche altre cose, non solo Il Bosco. E ogni giorno allungava le sue radici nella terra, nella speranza di diventare abbastanza forte da potersi muovere. Ma dove poteva andare, se non aveva le gambe? Beati gli umani, diceva. Beati gli umani e ogni cosa che abbia i piedi, o le ali, o che strisci, o che nuoti.

Insomma, non poteva muoversi. Il sogno di andare lontano, in altri posti, e torreggiare sulle piccole cose, era solo… un sogno. Un sogno che non poteva essere realizzato. Ma lui non si arrendeva. Lascia stare, dicevano i fiori intorno a lui. Non puoi allontanarti da noi, dicevano i fili d’erba intorno a lui.
No. Era questa la sua risposta. No. Non so come farò, ma so che lo farò. Mi muoverò.
Stupido Albert.
Ci provava, ci provava, ci riprovava. Da quando divenne consapevole di essere un albero, Albert non aveva fatto altro che sperare di andare lontano.
E quegli animali. Veri animali, senza pietà. Albert, vieni con noi, dicevano. Andiamo a correre, Albert. Facciamo una passeggiata, Albert? O sei occupato con la fotosintesi? E poi ridevano. Che animali!
Non ci faceva mica tanto caso lui, agli animali. Gli invidiava, sì e molto, ma solo perché avevano le zampe. Così fortunati e così scemi, diceva. E continuava con la sua fotosintesi. Stava sempre attento alla fotosintesi. Diventerò forte e camminerò, ripeteva. Camminerò.

Capitolo quinto

Maledetti sogni. Mica si realizzano, sogni bastardi. Uno si da l’anima, si crea dei piani con i sogni, ma niente. Quando il sogno vuole rimanere sogno, è dura, eh! Fai questo, fai quel altro, fai anche questo… Scusa, ma il sogno? Aspetta, aspetta. Intanto fai anche quel altro. E il mondo va avanti, e il sogno rimane sogno. Non è mica facile. E non è tutto. Ci credi pure. Ci credi con tutto il cuore che prima o poi si realizzerà. Dici: una volta fatto questo, ce l’ho fatta. Sì, magari! Che succede invece? Lo sfiori. Sì, lo sfiori. Il sogno sfiora la realtà. Quanto credi che sia tutto finito, quando inizi a toccare, arriva la cruda realtà. Arriva e dice: scusa, ma il posto è occupato, rimettiti in fila. Oppure: ah sei tu, aspetta, aspetta, che non è ancora finita. Oppure: sai, mi sa che non ti sei impegnato abbastanza; torna la prossima volta, o vita che sia.
Realtà bastarda. Cruda e bastarda.
Ma non sarà mica che questa realtà ci parla con i sogni? Cioè, immaginiamo che i sogni vanno alla segreteria della realtà.
Tu chi sei?
Sono il sogno di quello, o di quell’altro, il sogno di un tizio. Il sogno di Tizio.
Il sogno di Tizio, eh? E che cosa sai fare?Beh, per adesso so far sognare. Vorrei rendere felice Tizio facendo parte della realtà.
Eeeh, che paroloni! Prima di tutto, la realtà non è disponibile adesso.

Ma sei tu la realtà.
E io non sono disponibile. Va bene?
Okay, okay. Cosa devo fare per fare parte della realtà?
Intanto firma qui. Ti metto in fila. Così. E firma anche qui. Senti prima di andare, che tipo di sogno sei?
Come che tipo? Sono un sogno.
Si ma che tipo? Speciale, grande sogno, piccolo sogno, irrealizzabile, sogno d’amore, sogno di fama? Che tipo?Non lo so. Sono quello più importante per Tizio.
Tizio rinuncerebbe agli altri sogni per te?
Non lo so. Credo di si.
Non sei molto convinto. Sei speciale.
Grazie.
No. Il tipo. Il tuo tipo di sogno è sogno speciale.Ah. Allora? Posso fare parte della realtà?
Adesso?
Sarebbe bello.
Eh, sogno mio! Sarebbe bello, ma non lo è. Se tu sei il sogno speciale di Tizio, una volta realizzato, Tizio cosa dovrebbe sognare?
Non lo so. Gli altri sogni?
No. Stupido sogno. Sei tu quello speciale. Quindi devi aspettare. Tu sarai l’ultimo a essere realizzato.
L’ultimo?
Sì. probabilmente Tizio non vivrà abbastanza. Quindi non farti illusioni, così non farai illudere nemmeno Tizio.Ma Tizio è già illuso. È lui che mi ha mandato qui. Vuole vedermi parte della realtà.
Beh, di a Tizio che può andare a farsi…
E qui il sogno inizia a litigare con la realtà. Stupida realtà. Stupido sogno. E poi combattono. A volte il sogno vince e Tizio è felice, altre volte il sogno perde e ritorna da Tizio. E questo chiede: Come è andata?
Beh, mi hanno messo in attesa.
In attesa, per quanto?
Per tanto. Inizia a sognare altre cose, più piccole magari. Forse avrai una possibilità.
Ma sei tu il mio sogno. Che altro dovrei sognare?
Non lo so, ma io da quella lì non ci torno.

E Tizio rimane con un ricordo e una nuova delusione.

giovedì 11 luglio 2013

Intervista a Vito Introna, autore di "La maschera di Pazuzu"

Vito Introna, ospite oggi del blog, è l'autore del romanzo "La maschera di Pazuzu", un fantasy che segue le nuove teorie sulle credenze e l'evoluzione dei popoli. Tratta di un argomento molto interessante senza cadere in quelle che per alcuni sono le noie della scienza e senza nemmeno negare le basi della fede, ovvero l'esistenza di Dio.

Silio è un omone di quasi cinquant’anni grasso e vizioso, impiegato in una multinazionale dell’informatica prossima al fallimento.

Pur essendo un fiero sindacalista della Fiom, caratterialmente si rivela maschilista, indolente e scorbutico.

Odiato dai colleghi, abbandonato dalla moglie e dai mai troppo amati figli, conduce una vita piatta e incolore. Tanta monotonia sparirà di colpo in seguito all’acquisto fortuito di una maschera di latta.

Da quel momento in poi la sua esistenza cambierà radicalmente: tra lutti, assurde visioni oniriche, disavventure lavorative, noie giudiziarie, minacce di morte, uomini falena, serrati scontri sindacali e tragicommedie di sorta, Silio non potrà esimersi dallo scoprire chi sia veramente il misterioso Pazuzu, gelosissimo proprietario della maschera.

Ad aiutarlo in questa assurda ricerca cripto-archeologica ci saranno due coltissimi sacerdoti missionari, un folle scienziato vaticanista, l’amico Filippo e la sensuale Nadia. Insieme dovranno fronteggiare la giustizia italiana, i potentissimi datori di lavoro di Silio, sindacalisti corrotti, criminali dell’est Europa, gang di usurai e molti altri ostacoli imprevedibili, fino al ritrovamento di una misteriosa Ziqqurat…

domenica 7 luglio 2013

Intervista a Pietro Recupero, autore di "Il fantastico viaggio di Joseph"

Pietro Recupero, oggi ospite del blog, è l'autore di "Il Fantastico viaggio di Joseph" (Booksprint edizioni), un libro per tutti e per tutte le stagioni:

Quello che Joseph riceve è un regalo di compleanno insolito perché: “l’uomo non crede più nelle favole, e i suoi figli non giocano più come una volta, hanno quelle scatole con giochi violenti che hanno distrutto la loro fantasia”. Scopo è dunque, una provocatoria contro tendenza il cui intento è riportare a quella ingenuità troppo lacerata dall’uomo, diventato “avaro e cieco”.

venerdì 5 luglio 2013

BITE - Forze invisibili su Smashwords. Anteprima gratis

In occasione dell'uscita del primo episodio (è più un prologo, in realtà) di BITE, Forze invisibili, su Samshwords, posto l'anteprima anche qui, per anticipare ai lettori l'argomento e l'azione.

Sono aperto a tutti i consigli possibili, come sempre, perciò non esitate a commentare.

BITE - Forze invisibili su Samshwords:
https://www.smashwords.com/books/view/332053